Come Comprare Azioni in Banca: la Guida per Iniziare da Zero

Grazie alle evoluzioni della tecnologia ci sono diverse alternative su come comprare azioni in banca e investire in borsa: dipende anche dalla propria disponibilità a nuove soluzioni, oltre che al grado di confidenza e autonomia nell’utilizzo di specifiche applicazioni informatiche, preposte all’inserimento dell’ordine e alla gestione dell’operazione.

In effetti la prima distinzione che si può fare ci porta ad individuare tre metodi molto diversi:

  1. investire tramite un consulente finanziario bancario, che implica in genere la necessità di recarsi fisicamente in filiale;
  2. fare ricorso alla nuova figura introdotta alla fine del 2018 dalla CONSOB, ovvero il consulente finanziario autonomo (indipendente) e le SCF (società di consulenza finanziaria); 
  3. operare attraverso specifiche piattaforme di investimento, più o meno evolute, e comunque autonomamente da casa o dal proprio ufficio.

Con la premessa che ognuno ha la propria esperienza personale e non si può generalizzare totalmente, cerchiamo di evidenziare i pro e i contro dell’operare tramite la propria banca.

Cosa si intende per Consulenza Finanziaria

Spesso quando si parla di investimenti si sente anche parlare di consulenza finanziaria, ma cos’è di preciso?

Si tratta di un’attività fondata sulla valutazione delle specifiche esigenze del cliente, oltre che sulla capacità di assicurargli un’assistenza professionale nella gestione del patrimonio e nell’elaborazione di strategie d’investimento, che siano coerenti con gli obiettivi predeterminati.

Ovviamente questo tipo di attività di consulenza deve svolgersi nel rispetto dei vincoli di rischio, costi e appropriatezza e/o adeguatezza stabiliti dalla direttiva MiFID II.

La consulenza finanziaria richiede una relazione diretta e personalizzata con persone e imprese, così che il consulente sappia suggerire soluzioni finanziarie, assicurative e bancarie, in modo indipendente (con riferimento ai consulenti finanziari autonomi e alle SCF) oppure in collaborazione professionale con Istituti finanziari e Banche d’investimento, Banche d’Affari, Società di Intermediazione Mobiliare (SIM) o Società di Gestione del Risparmio (SGR).

Con la premessa che ognuno ha la propria esperienza personale e non si può generalizzare totalmente, cerchiamo di evidenziare i pro e i contro dell’operare tramite la propria banca, che rimane una valida soluzione se non si hanno competenze molto sviluppate nel campo della finanza.

Pro e contro di comprare azioni in banca

Vantaggi

  • Relazione personale con il consulente, che dovrebbe agire per costruire e sviluppare un rapporto di fiducia stabile.
  • Quando non si hanno molte competenze in materia è bene concordare il tipo di investimento, in modo che sia coerente rispetto alle proprie caratteristiche individuali e al proprio profilo di rischio, lasciando al consulente l’aspetto operativo vero e proprio.

Svantaggi

  • L’aspetto positivo appena descritto può avere il suo rovescio della medaglia, ovvero quando il consulente ne approfitta e suggerisce forme di investimento particolarmente onerose, in termini di commissioni d’ingresso (fondi di investimento a gestione attiva) e costi.
  • Il consulente punta esclusivamente alla dimensione commerciale, senza procedere a una corretta pianificazione del portafoglio di investimento, in coerenza con il profilo dello specifico risparmiatore. Non è detto che il prodotto proposto sia sempre in linea con le esigenze dell’investitore.
  • Il caso peggiore si ha quando il consulente non è molto preparato e segue semplicemente le politiche di vendita, oppure è in mala fede: dovrebbe spiegare meglio e in modo completo quali sono i rischi connessi al singolo titolo o al fondo comune proposti, ma d’altra parte, in generale, dovrebbe anche crescere la cultura finanziaria dei risparmiatori.

Comprare Azioni in Banca tramite gli ETF

Cos’è un’azione e cosa sono gli ETF

Quando si parla di comprare azioni bisogna sapere che esistono diverse tipologie di investimento e di prodotti che si possono acquistare, ma prima di procedere è bene comprendere con chiarezza che cos’è un’azione.

L’azione, chiamata anche stock o share, è un titolo che rappresenta la percentuale di partecipazione minima e capitale investito in una società per azioni (SpA in Italia, Inc o Corp negli USA).

Le azioni di un’azienda devono avere tutte lo stesso valore nominale, ovvero essere costituite da quote di pari valore. Quando si compra uno stock in borsa si diventa azionisti di una società, dunque si ottiene il diritto ai dividendi dell’azienda stessa, in proporzione alla quota che è stata acquistata.

Comprare azioni e investire in borsa tramite la propria banca però non vuol dire solo investire direttamente in un’azienda, perché esistono altri strumenti, come per esempio gli ETF, di cui è possibile usufruire con la giusta preparazione.

ETF sta per Exchange Traded Funds e si tratta di fondi comuni d’investimento o SICAV, negoziati in Borsa come i normali titoli azionari tramite la propria banca o il proprio intermediario finanziario.

Qual è la principale differenza tra azioni ed ETF? In realtà investire negli Exchange Traded Funds equivale a investire in azioni, la differenza sta nel fatto che acquistando un’azione si partecipa al capitale di una sola società quotata in borsa, mentre tramite gli ETF si ottiene un portafoglio di titoli che rappresenta un indice di mercato.

Le caratteristiche degli ETF

Gli ETF hanno le seguenti caratteristiche:

  • basse commissioni di gestione;
  • sono simili ai fondi, tuttavia la differenza sostanziale è che gli ETF vengono negoziati in momenti e a prezzi diversi all’interno della giornata di contrattazione;
  • il fine è quello di replicare fedelmente l’andamento di indici o specifici titoli azionari;
  • è uno strumento facilmente accessibile anche ai piccoli risparmiatori per importi contenuti, potendo negoziare anche solo una quota.

Esistono due tipologie di ETF: ETF a gestione passiva e ETF a gestione attiva. In quelli a gestione passiva il gestore ha una limitata facoltà di decisione in tema di politica d’investimento. I punti di forza più importanti di questo tipo di Exchange Traded Funds sono: 

  • semplicità nel prendere una posizione di mercato;
  • trasparenza, ovvero consapevolezza del profilo di rischio/rendimento dell’investitore che li utilizza;
  • economicità, permettendo di evitare gran parte dei costi tipici della gestione attiva.

Negli ETF a gestione attiva invece l’obiettivo non è la replica dell’indice di riferimento, ma il gestore può esporsi in maniera flessibile a determinati rischi in base ad una certa strategia attivamente pianificata. I principali vantaggi in questo caso sono i seguenti:

  • possibilità di diversificazione;
  • possibilità di reagire velocemente a eventi imprevisti affidandosi alle competenze del gestore.

In linea generale ecco i 5 principali vantaggi degli ETF:

  1. adatti a strategie di trading e/o investimento;
  2. idonei per esporsi a determinati rischi e per diversificare;
  3. in grado di garantire efficienza di costo, per le limitate spese di marketing, distribuzione, contabilità rispetto ai fondi attivi;
  4. strutturati per l’efficienza fiscale, per cui da questo punto di vista possono risultare più interessanti rispetto ai fondi comuni di investimento;
  5. strumenti trasparenti, poiché sono trattati continuamente durante la giornata di negoziazione, dunque l’investitore conosce immediatamente la quotazione di mercato.

Come comprare un ETF

Per comprare un ETF è necessario avere un conto liquido presso una banca, una SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) o un broker online come intermediario abilitato. L’ordine di acquisto può essere inoltrato solo tramite Internet, consulente di sportello, consulente finanziario, call center.

Con l’avvento del trading online gli ordini possono essere inseriti anche utilizzando una piattaforma di negoziazione e in autonomia, anche se quelle dei broker risultano più convenienti rispetto a quelle offerte dalle banche, per quanto riguarda tariffe e commissioni.

Se invece si vuole comprare un ETF in banca si può ricorrere al supporto di un operatore del call center del proprio istituto bancario, ma la modalità più conveniente è quella dell’Home Banking, dove tramite l’app della propria banca si può inserire un ordine in maniera autonoma: basta avere il codice ISIN dell’ETF che ha scelto di acquistare.

Si segnala inoltre che molte banche hanno sia una versione base del sistema di gestione degli ordini, a cui accedere dai relativi sito e app di Home Banking, sia una versione più avanzata per il trading online dove si ha a disposizione un book a diversi livelli, si possono inserire ordini condizionati e si può disporre di notizie in continuo aggiornamento.

Per maggiori info su come acquistare ETF ti consigliamo di consultare la nostra guida dedicata.

Comprare Azioni in Banca tramite CFD

CFD, strumenti derivati e futures: cosa sono

Un altro modo molto da tenere in considerazione per investire in azioni è l’acquisto di CFD, ovvero di Contract for Difference (Contratto per Differenza): si tratta di strumenti derivati, tramite i quali viene scambiata la differenza di valore di un certo titolo, maturata tra il momento di apertura e il momento della chiusura di un contratto.

Probabilmente avrai già sentito nominare i cosiddetti “derivati”, ma di cosa si tratta nello specifico? Nel campo della finanza uno strumento derivato è un titolo che “deriva” il proprio valore da un altro asset, o in alternativa da un indice sottostante, ovvero un tipo di prodotto finanziario che  di per sé non è un asset, ma che dipende dall’evoluzione e dalla quotazione di un altro asset. NASDAQ o FTSE MIB per esempio sono due indici sottostanti.

Quando si parla di strumenti derivati non si può non citarne uno in particolare, particolarmente utilizzato dagli operatori professionali, ovvero dagli investitori con maggiore esperienza: stiamo parlando dei futures.

Detti anche future contracts, si tratta di derivati finanziari quotati in mercati ufficiali rispetto a un determinato “sottostante”: consistono in un contratto di acquisto/vendita a un certo prezzo e a una scadenza prefissata.

Per esempio un future sull’azione X ha un valore che si basa sulla quotazione del titolo X. Possono essere trattati sottostanti molto diversi (azioni, obbligazioni, materie prime, ecc).

Principali caratteristiche dei CFD e differenze con futures

Tornando ai CFD, si può dire che hanno una notevole somiglianza con i futures con liquidazione finanziaria, anche se vanno evidenziate subito le principali diversità:

  • i CFD vengono trattati in mercati bilaterali (OTC, over the counter);
  • condizioni, caratteristiche e prezzi possono essere diversi per ciascun intermediario;
  • acquisto e vendita vanno fatte esclusivamente con tale operatore;
  • i CFD hanno scadenza giornaliera, nel senso che il contratto viene prorogato in modo sistematico, dunque l’investitore ha la massima libertà di decidere quando procedere con la negoziazione.

Chi pensa di avvicinarsi a questa soluzione dovrebbe rivolgersi a broker specializzati, registrati e monitorati dalle autorità di controllo dello specifico Paese, piuttosto che alla propria banca.

Tabella riassuntiva delle caratteristiche dei CFD.

Strumento

Descrizione sintetica

ETF

Sono fondi comuni di investimento o SICAV negoziati in Borsa come i normali titoli azionari tramite la propria banca o intermediario. Esistono:

  • ETF a gestione passiva;
  • ETF a gestione attiva.

Futures

Sono derivati finanziari quotati in Mercati di Borsa rispetto ad un determinato indice sottostante: consistono in un contratto di acquisto/vendita ad un certo prezzo e ad una scadenza prefissata.

CFD

Sono strumenti derivati quotati in mercati OTC tramite i quali viene scambiata la differenza di valore di un certo titolo maturata tra il momento di apertura e il momento della chiusura di un contratto.

 

Compravendita di azioni e mercati: le basi

In genere i mercati azionari e finanziari non sono più luoghi fisici, ma sedi di negoziazione che avvengono grazie a piattaforme informatiche: gli ordini di acquisto/vendita immessi per via telematica si incrociano a un certo prezzo e trovano esecuzione.

A parte il caso particolare di chi decide di acquistare azioni di società (in genere di piccole dimensioni) direttamente dalla società stessa o dai suoi azionisti, il mercato azionario è il luogo dove sono negoziati i titoli. 

In Italia ci sono tre categorie di mercati:

  • i mercati regolamentati, nello specifico per quanto riguarda l’azionario, il più importante mercato regolamentato è gestito da Borsa Italiana Spa;
  • i sistemi multelaterali di negoziazione, che sono autorizzati dalla Consob e sono simili ai precedenti, tuttavia possono essere gestiti anche da soggetti autorizzati diversi da società di gestione del mercato (per esempio, banche o SIM);
  • gli internalizzatori sistematici, ovvero si tratta di intermediari, di solito bancari, abilitati al servizio di investimento di negoziazione per conto proprio; in modo organizzato, frequente e sistematico si occupano di negoziare strumenti finanziari per conto proprio, eseguendo gli ordini dei clienti.

Per quanto riguarda sempre gli internalizzatori sistematici va sottolineato che si tratta di sistemi di negoziazione bilaterale (e non multilaterale), proprio perché l’unico intermediario presente è l’internalizzatore sistematico che si interpone in ogni operazione di compravendita.

Si potrebbe fare un’ulteriore distinzione e suddividere i mercati finanziari in due tipologie, ovvero mercato primario e mercato secondario, a seconda se il titolo viene acquistato al momento dell’emissione oppure no. Vediamo insieme le caratteristiche di entrambe queste tipologie e cosa le contraddistingue.

La compravendita nel mercato primario

Un mercato primario è quello dove si acquistano i titoli al momento dell’emissione da parte di un’azienda o di uno stato. In questo caso i risparmiatori acquistano nuove azioni od obbligazioni, contestualmente al versamento di denaro a favore degli emittenti.

Rispetto ai mercati secondari quelli primari sono meno conosciuti, questo perché spesso la vendita di titoli appena emessi avviene a porte chiuse, infatti è generalmente rivolta a investitori selezionati o istituzionali.

La compravendita nel mercato secondario

I mercati secondari sono i più noti e sono dove si acquistano titoli già in circolazione. Le azioni già emesse restano in questo mercato fino alla loro eventuale scadenza. Ogni titolo viene emesso/collocato e trova origine nel mercato primario, solo successivamente le sue negoziazioni rientrano nel mercato secondario. 

La più importante differenza tra mercato primario e secondario è che i prezzi di negoziazione nel primo sono stabiliti a priori, ovvero quando viene venduto uno strumento finanziario (in gergo tecnico si dice collocato).

Nel mercato secondario la logica è molto diversa, infatti il prezzo cambia continuamente ed è dato dall’incontro tra domanda ed offerta. Un esempio classico di mercato secondario è la Borsa Valori (quello a cui comunemente ci si riferisce con il termine Borsa), dove avvengono la maggior parte delle attività di trading.

La Borsa è uno dei vari mercati regolamentati, anche se una percentuale importante di operazioni avviene in maniera informale sul circuito OTC, a cui avevamo accennato in precedenza.

I cosiddetti mercati OTC non sono regolamentati: qui è possibile acquistare strumenti finanziari non quotati su mercati regolamentati, che sono dunque al di fuori delle borse ufficiali, inoltre i titoli sono scambiati senza controlli, intermediari ufficiali e obblighi informativi, a differenza dei mercati regolamentati.

Questo non vuol dire però che regni l’anarchia, perché l’attività dei dealer e broker che operano sul circuito OTC viene monitorata comunque delle autorità di vigilanza in materia di mercati.

Adesso che è più chiara la differenza tra mercati primari e secondari, possiamo approfondire la procedura per acquistare delle azioni in banca, una soluzione adottata spesso da risparmiatori che non hanno alcuna esperienza nel settore e vogliono iniziare a investire.

Come comprare azioni in banca: la procedura e come fare

Conosciamo l’opportunità di acquistare azioni tramite la propria banca, recandosi presso la filiale dove si ha il conto: ci si rivolge solitamente al gestore o all’esperto per una consulenza finanziaria.

Dopo aver chiesto informazioni e chiarito eventuali dubbi, e naturalmente dopo aver rispettato tutte le disposizioni normative e contrattuali, si può dare incarico di comprare un pacchetto di azioni specifico.

Questo è il modo più semplice e classico per iniziare a comprare stock tramite la banca, ma esiste anche un’alternativa, come detto in precedenza: si può investire in autonomia, tramite il cosiddetto trading online.

Per poter fare ciò bisogna recarsi sempre nella filiale più vicina e interfacciarsi con un gestore per:

  • firmare il Contratto Prestazione Servizi di Investimento e Servizi Aggiuntivi,
  • richiedere l’apertura del deposito amministrato,
  • definire il personale profilo finanziario.

Questa opportunità è riservata ai titolari del servizio di banca via internet, in modo da accedere alla sezione dedicata agli investimenti e usare le funzioni del trading online tramite il sito o l’app della banca, comodamente da casa o dall’ufficio.

Cosa vuol dire fare trading e i requisiti per iniziare

Prima di affrontare i requisiti per operare in borsa, sarà bene soffermarsi un attimo sul concetto di trading. Cosa indica questo termine? Con trading si intende l’attività di acquisto e vendita di strumenti finanziari con lo scopo di ottenere un profitto, ovvero l’attività di negoziazione di titoli.

Alla base del trading c’è un meccanismo di facile comprensione: per generare un profitto si deve cercare di acquistare qualcosa ad un dato prezzo, con l’idea di rivenderlo a una quotazione superiore.

Per iniziare ad operare secondo le logiche del trader (ovvero di colui che fa trading) bisogna chiarire alcuni aspetti, oltre che rispondere a determinate domande che aiutano a prendere consapevolezza.

Va subito sottolineata la differenza fra trading e investimento: l’elemento differenziante è il tempo, ossia il trading è associato a operazioni giornaliere (di breve periodo), mentre si parla di investimento quando la posizione rimane aperta per più di sei mesi.

Il trading non va pensato come moda passeggera, perché può risultare un’alternativa interessante per quelle persone più giovani (ma preparate) che desiderano far rendere di più i propri risparmi, anche tendendo conto delle incertezze sul fronte pensionistico.

In sostanza il trading come può anche essere visto come un’alternativa per combattere inflazione o bassi tassi di interesse, l’importante è che il trader abbia un metodo: non può ritenerlo un gioco, come spesso affermato dai profani della materia, che lo ritengono rischioso e pericoloso o ne hanno una visione fin troppo semplicistica.

Va sottolineato un altro dato che rende questo tipo di operazione abbastanza complessa: l’attività di trading si svolge in tempo reale, perciò il trader deve convivere proficuamente con la velocità dei dati e prezzi di mercato. Senza volatilità non esiste trading.

Prima di iniziare un’attività di acquisto e vendita di diversi strumenti finanziari bisogna porsi domande come: “Perché voglio essere un trader?”, oppure “Si può vivere di trading?”.

La risposta è affermativa in entrambi i casi, ma i requisiti sono:

  • lo studio, inteso anche come apprendimento da trader esperti,
  • la definizione del metodo-piano di trading, che deve essere coerente con le proprie caratteristiche emotive e comportamentali,
  • la capacità di metterlo in pratica.

In definitiva servono dedizione e capacità di sperimentazione, ma all’inizio è meglio che l’attività di trading avvenga con una rete protettiva, attraverso delle simulazioni del proprio sistema per capirne il valore.

Definire un budget per gli investimenti in borsa

Decidere quanto destinare agli investimenti dipende da diversi fattori individuali: dal reddito, dalla situazione di vita attuale e dai piani per il futuro.

La tecnologia digitale sta rendendo gli investimenti più agevoli da gestire e accessibili a un numero crescente di potenziali investitori.

È importante stabilire un budget, ma per fare ciò si devono tenere presenti i seguenti aspetti.

  • Bisogna avere cura delle finanze personali: in concreto significa definire un bilancio familiare, una sorta di fondo di emergenza e un piano di risparmio.
  • Bisogna formulare chiari obiettivi di investimento: scopo e motivi per investire sono tanto numerosi quanto gli strumenti a disposizione per gli investitori. Il consiglio è quello di definire un numero contenuto di obiettivi generali di investimento, avendo l’accortezza di adottare i criteri riassunti nella cosiddetta sigla SMART, ovvero ogni obiettivo deve essere Specifico,  Misurabile, Achievable (ossia raggiungibile), Rilevante, Time-based (ossia con un orizzonte temporale). 
  • Bisogna documentarsi e informarsi: l’apprendimento delle nozioni base è fondamentale, così come la formazione continua.

Uno dei consigli di maggiore rilevanza è quello di non concentrare tutte le disponibilità in un unico investimento, ma diversificare le risorse, ovvero combinare diverse tipologie di investimento con andamenti poco correlati, così da raggiungere gli obiettivi in base a un opportuno mix di rischi e rendimenti. 

Una volta stabilita la dimensione quantitativa iniziale, ci sono tre indicazioni ed errori da evitare importantissimi.

  1. Non perdere il capitale, visto che è il fondamentale strumento di lavoro; stiamo parlando di gestione monetaria, che è strettamente connessa al rischio;
  2. Salvaguardare il patrimonio è il primo criterio per decidere quanto investire in ciascuna operazione. La gestione monetaria consiste nel definire, in maniera razionale, qual è la quantità ottimale da usare, per aprire delle posizioni nel mercato, oltre che la massima perdita accettabile.
  3. Bisogna concentrarsi sul perfezionamento del metodo e non sul denaro che si guadagnerà.

Come scegliere una strategia di investimenti

Conviene far emergere subito che un trader e un investitore non sono la medesima cosa: volendo si può precisare tutti i trader sono anche investitori, ma non vale sempre il contrario.

La strategia di investimento o trading è come un vestito che va calato sullo specifico operatore in funzione del suo profilo di rischio.

Gli investitori si possono classificare in tre gruppi:

  • investitori conservatori,
  • investitori moderati,
  • investitori aggressivi.

Con investitore conservatore si identifica colui che non accetta la variabilità delle performance, ovvero il tipo di investitore che non ama assumersi rischi: ne consegue che non è adatto agli investimenti in borsa, quindi è meglio se si indirizza verso i titoli di Stato o i beni immobili.

L’investitore moderato invece sa diversificare ed è consapevole che senza prendersi qualche rischio non è possibile realizzare dei guadagni.

L’ultima tipologia è quella dell’investitore aggressivo: si tratta di un operatore evoluto, capace di gestire il rischio, che conosce le tecniche per entrare/uscire da una posizione di mercato. Questo tipo di investitore sfrutta le potenzialità della leva finanziaria, per moltiplicare la redditività in caso di operazione con un esito positivo. Utilizza strumenti derivati e una strategia operativa intraday o di pochi giorni.

Alla base del trading c’è la gestione oculata e prudenziale del rischio, inoltre il successo nel trading dipende da tre fattori base:

  1. Il metodo per circa il 20%,
  2. La gestione monetaria per un 30%,
  3. La psicologia del trading per un 50%.

Per quanto riguarda la gestione monetaria ci sono diversi fattori che determinano il rischio di ogni operazione:

  • il capitale iniziale;
  • il rapporto rischio-rendimento, ovvero quanto rischiare al massimo per ogni operazione;
  • come usare gli stop loss in mercati caratterizzati da volatilità più o meno accentuata;
  • l’uso di metodologie avanzate in termini di “leva finanziaria” e altre particolari tecniche di trading.

La psicologia infine, che incide per circa il 50%, non può essere sottovalutata: è cruciale che il trader prenda coscienza delle proprie abilità in modo da poter gestire correttamente l’aspetto emotivo prima, durante e dopo l’apertura della posizione. 

La conoscenza delle proprie emozioni è fondamentale per evitare di decidere in maniera impulsiva, senza lucidità e autocontrollo.

Mercati organizzati e non organizzati: cosa sono e differenze

Un altro aspetto da considerare per comprare azioni in banca in modo cosciente, ovvero per operare in borsa in modo più consapevole delle proprie scelte, è quello della conoscenza del mercato.

Ogni mercato è regolato da una specifica legislazione. Prendendo come riferimento il modo con cui gli strumenti finanziari sono offerti, si possono distinguere i mercanti in organizzati e non organizzati.

I mercati organizzati sono i mercati multilaterali, dove c’è una camera di compensazione che agisce come controparte dei compratori e venditori. Nella pratica non si conosce il proprio venditore o compratore, tuttavia questa entità di mercato che si interpone rappresenta la garanzia del buon fine delle operazioni. Un esempio di mercato organizzato è la Borsa Italiana.

I mercati non organizzati invece sono i mercati bilaterali, senza camera di compensazione, ovvero c’è un rapporto diretto fra buyer e seller in un mercato OTC. Pur esistendo delle norme specifiche, che il singolo operatore controlla vengano rispettate, il problema nasce quando una delle controparti non fa il suo dovere. Esempi di mercati OTC sono il mercato dei cambi FOREX o le operazioni con CFD.

Tre aspetti fondamentali: liquidità, trasparenza e calendario

L’investitore o trader non si concentra tanto sul fatto che il mercato sia organizzato oppure no, anche se questo aspetto rimane molto importante. Per chi fa trading invece è di massima rilevanza tener conto di alcuni elementi di ordine molto pratico: liquidità, trasparenza e chiarezza, calendario e orario.

Per quanto riguarda il primo aspetto, si dice che un mercato è liquido quando c’è la quasi certezza di riuscire a trovare sempre una controparte con cui chiudere l’operazione. Per il trader è fondamentale non rimanere bloccato in una posizione per mancanza di scambi.

La trasparenza e la chiarezza sono due aspetti fondamentali per fare trading: da un lato l’informazione sui prezzi deve essere affidabile, con disponibilità dei dati in tempo reale, e dall’altro bisogna che le regole siano uguali per tutti, oltre che le novità normative non portino sorprese applicative.

Infine hanno un grande peso nelle attività di trading il calendario e l’orario, che devono essere stabili e noti in anticipo: più l’orario è esteso, tanto più i trader riescono a operare in maniera flessibile, anche rispetto alle proprie disponibilità di tempo. Il Forex costituisce un’eccezione, visto che lavora 24 ore su 24.

Mercati alternativi per comprare azioni e consigli pratici

Mercato azionario, dei derivati e delle opzioni: come funzionano in breve e differenze

Ci sono diversi tipi di mercati dove operano maggiormente gli investitori e chi fa trading speculativo, che si differenziano in base al tipo di prodotto finanziario trattato, infatti oltre al mercato azionario esistono anche quello dei derivati e delle opzioni.

Sul mercato azionario vengono quotati i titoli azionari, il cui andamento è legato alla situazione economico-finanziaria attuale e prospettica dell’azienda emittente. Qui si può decidere di investire in un singolo titolo oppure in un gruppo di essi, esaminando lo specifico indice di mercato, come per esempio l’Eurostoxx 50 per la zona euro, oppure lo S&P 500 o il Nasdaq 100 per gli Stati Uniti.

Nel mercato dei derivati e delle opzioni l’oggetto trattato può essere un singolo titolo azionario oppure un indice. Per quanto riguarda i derivati sappiamo che la valorizzazione dei futures e dei CFD è funzione del prezzo dell’attività sottostante, indipendentemente che il regolamento del contratto avvenga tramite consegna fisica, oppure tramite liquidazione finanziaria per differenza fra la quotazione negoziata e la quotazione a scadenza.

Nel caso delle opzioni invece il compratore non ha un obbligo, piuttosto ottiene il diritto di comprare (opzioni Call) o vendere (opzioni Put) a un prezzo prefissato (strike price) e a una determinata data di scadenza (expiry) un determinato nozionale. Il rischio dell’operazione è rappresentato dal solo premio (costo) dell’opzione.

Chi invece è un venditore di opzioni ha l’obbligo di negoziare se il compratore le trova convenienti e quindi decide di esercitare la facoltà di acquistare o vendere. In questo caso il venditore apre un rischio illimitato a fronte di un premio fisso incassato.

Attenzione al Freaky Friday o Quadruple Witching Day

Al di là del tipo di mercato scelto bisogna prestare molta attenzione al calendario, come detto in precedenza, infatti ci sono date importanti e ricorrenze di cui tenere conto, come del cosiddetto giorno delle quattro streghe (detto anche Freaky Friday, Triple Witching Day o Quadruple Witching Day).

Nei mercati americani è tenuto in gran considerazione perché identifica la data in cui scadono quattro tipi di contratti, tutti insieme: si tratta dei futures sugli indici azionari, delle opzioni sugli indici, futures sui singoli titoli azionari e opzioni sui singoli titoli.

Solitamente il Freaky Friday coincide con il terzo venerdì del mese che chiude ogni trimestre, ovvero si tratta del terzo venerdì di marzo, giugno, settembre e dicembre.

Questa data è molto seguita e particolarmente temuta dai mercati finanziari internazionali, perché la concomitanza di tutte queste scadenze causa un notevole aumento degli scambi e della volatilità, il che complica l’operatività e rende difficile qualsiasi previsione delle fluttuazioni durante la giornata.

L’incremento di questi volumi è legato prettamente a operazioni di tipo speculativo più che a valutazioni dei fondamentali, quindi l’altalena dei prezzi in genere non è determinante per la tendenza di lungo periodo, ma va solo tenuta presente come temporanea scossa di assestamento.

I contratti interessati dal Freaky Friday: quali e cosa sono

Come detto in precedenza i contratti coinvolti nel Quadruple Witching Day sono i futures sugli indici azionari, le opzioni sugli indici, i futures sui singoli titoli azionari e le opzioni sulle singole azioni. Vediamo in breve nel dettaglio cosa sono.

I contratti futures possono riguardare sia indici che azioni e sono degli accordi per acquistare o vendere un’attività a un già prezzo stabilito in una determinata data, quindi l’acquirente in questo caso è obbligato ad acquistare il bene sottostante alla scadenza, mentre il venditore è obbligato a vendere (tranne nel caso in cui i futures in scadenza si possano sostituire con nuovi contratti futures attraverso un processo chiamato rolling).

Le opzioni sulle azioni invece danno al compratore la possibilità (ma mai l’obbligo) di completare la vendita o l’acquisto di un titolo sottostante in una data precisa con un prezzo già fissato, che si chiama prezzo d’esercizio.

Infine ci sono le opzioni sugli indici, che hanno come sottostante un portafoglio di attività finanziarie o reali, chiamato paniere di azioni, come per esempio lo Standard & Poor 500 (S&P 500). Alla scadenza predefinita la transazione viene regolata in contanti anziché in titoli, basandosi sulla differenza tra il prezzo di esercizio e il valore dell’indice alla data della vendita.

Banca vs Broker: qual è il canale più sicuro?

A questo punto i risparmiatori più preparati potrebbero chiedersi se valga ancora la pena affidarsi alla propria banca per l’acquisto di azioni o altri prodotti finanziari, oppure se sia il caso di rivolgersi a un broker azionario.

In generale la banca tende ad offrire:

  • un sistema base per il trading per i titolari di un conto corrente, che rende possibile:
    •  investire sui principali strumenti finanziari, negoziare su Borsa Italia senza canoni aggiuntivi e con commissioni ridotte ed estendere la negoziazione ai principali mercati mondiali a condizioni vantaggiose;
    • operare autonomamente attraverso Internet, telefono o tablet;
  • uno strumento più completo per il trading online, che può essere attivato/disattivato liberamente: questa soluzione ha un canone mensile, tuttavia permette un risparmio sulle commissioni rispetto alla negoziazione in filiale o attraverso il sistema base non avanzato.

Volendo approfondire ci sono sostanzialmente tre tipi di possibilità in questo caso per comprare azioni in banca:

  • banche tradizionali con servizi base di trading online,
  • banche online non specializzate nel trading online,
  • banche online specializzate nel trading online.

Banche tradizionali con servizi base di trading online,

Le banche tradizionali con servizi base di trading online hanno integrato una piattaforma per la negoziazione all’interno del servizio di home banking: come anticipato sopra, i servizi offerti non sono di livello professionale o evoluti (profondità del book, marginazione, leva, ecc). 

Di solito la piattaforma di trading ha comunque funzioni sufficienti per chi opera saltuariamente, e in questo gruppo rientrano la maggior parte delle banche italiane. Come scritto sopra, si può passare volontariamente a una versione evoluta.

Banche online non specializzate nel trading online

In questo caso si tratta di emanazioni di gruppi bancari che hanno creato nuove entità operative in prevalenza online. Nelle banche online non specializzate nel trading online il servizio per il trading è generalmente marginale, con caratteristiche simili alla categoria descritta in precedenza.

Banche online specializzate nel trading online

In Italia sono meno di 10 le banche online specializzate nel trading online, ma offrono servizi professionali di alto livello, adatti a trader evoluti fino ai cosiddetti scalper, interessati anche a limitate oscillazioni dei prezzi. 

Questo tipo di istituti sono la soluzione ideale per chi può operare con alta frequenza e con capitali anche ingenti. 

Ci sono anche alcuni casi di banche online in cui non vengono offerti i tradizionali servizi bancari, per focalizzarsi sul trading online: si tratta peraltro di emanazioni di banche estere, che nel Paese di origine propongono comunque anche i servizi bancari classici.

Il broker online: una nuova figura chiave

Nel trading online la figura chiave che consente agli investitori e ai trader di accedere al mercato borsistico è definita dalla legge come impresa d’investimento: si tratta di una società autorizzata a svolgere servizi di investimento finanziari nei confronti del pubblico, che può essere bancaria o non bancaria, ma solo la prima può offrire i servizi tradizionali di tipo bancario.

In questo contesto si inserisce il broker, che può essere sia un professionista indipendente, sia una società che esegue e organizza transazioni finanziarie per conto di terzi.

Le banche sono soggette alla vigilanza della Banca d’Italia, mentre gli altri intermediari, ovvero i broker, sono monitorati dalla Consob: entrambi gli istituti nominati concorrono alla vigilanza sull’andamento dei mercati finanziari.

Oggi si sente parlare sempre più spesso di broker online, ovvero di intermediari che propongono servizi d’investimento attraverso strumenti telematici. In Italia i broker online attivi sono di tre tipi: banche, SIM e intermediari esteri. 

I vantaggi offerti dai broker online

Il broker online bancario offre sostanzialmente due tipi di vantaggi:

  • i servizi di credito e bancari connessi con l’attività tipica;
  • la possibilità di accedere al fondo di garanzia interbancario in caso di fallimento della banca, fondo che copre 100.000 euro per correntista e per banca. 

Per quanto riguarda i broker online non bancari, senza addentrarci su varietà o meno di servizi, va detto che sono noti perché in grado di proporre commissioni e costi più bassi: più sono specializzati, meno elevate sono le commissioni, quindi oltre a ragionare su quali strumenti finanziari si desidera operare il trader deve tenere presenti anche altri fattori.

Innanzitutto i broker online legati alle SIM, a differenza delle banche, dispongono di un fondo di garanzia che copre i clienti solo fino a 20.000 euro.

In Italia sono autorizzati ad operare circa 100 intermediari esteri specializzati nel trading online, tutti con sede legale nell’Unione Europea: molti di questi broker esteri sono controllati da gruppi non dell’Unione Europea (per esempio israeliani, dell’Est Europa o di altri Paesi), e come tali devono solo comunicare alla Consob l’intenzione di operare in Italia ottenendo la cosiddetta patente europea.

Non sono SIM e nemmeno banche, inoltre, se non hanno succursali, rimangono soggetti alla normativa del loro Paese.

Attualmente gli intermediari con succursale in Italia sono una decina, specializzati nel Forex e nei CFD.  La presenza della filiale fisica permette di incontrare i consulenti e di avere assistenza diretta: è più facile gestire le eventuali controversie legali. Alcuni di essi sono anche sostituti d’imposta. 

Gli intermediari senza succursale in Italia solitamente sono specializzati nel mercato delle valute e delle opzioni binarie. Sono abbastanza numerosi e operano in genere attraverso un sito web: spesso il dialogo può avvenire solo tramite call center esteri.

Alcuni di questi broker, pur operando dal loro Paese, si fanno notare per un servizio professionale radicato nel nostro Paese da molti anni e per un’intensa attività di formazione. In qualche caso la banca d’appoggio dei conti di trading è italiana: comunque non possono essere sostituti d’imposta.

Come scegliere il giusto broker online

Ogni broker ha vantaggi e svantaggi, quindi bisogna sceglierlo bene e non solo confrontando le commissioni.

Per limitare le problematiche e la scarsa tutela nei casi più difficili, bisogna prestare attenzione a una serie di caratteristiche e aspetti per scegliere il giusto broker.

Prima di tutto bisogna valutare la storia, la reputazione e la solidità finanziaria del broker: chiaramente deve essere autorizzato e regolamentato. In genere conviene sapere dov’è la sede giuridica, il minimo per aprire un conto e le eventuali commissioni per posizioni prolungate nel tempo.

In aggiunta ciò bisogna anche capire la qualità e semplicità d’uso della piattaforma di trading, perché ne esistono di vario tipo, con molteplici strumenti per i quali si possono visualizzare i prezzi in tempo reale, più o meno facili da imparare a utilizzare.

Non bisogna dimenticare che è anche importante analizzare il tipo di conto come base per negoziare: il broker può differenziarsi per costi, livelli di garanzie, possibilità di usare la leva finanziaria e diverso grado di attenzione al cliente.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, è comprendere come il broker esegue gli ordini. Va direttamente a mercato oppure c’è un tempo di attesa? La rapidità di esecuzione è un aspetto cruciale per certi tipi di strategie di trading.

Canale bancario o broker non bancario: una tabella di sintesi.

Tipologia di canale

Alternative

Trading online tramite banche

  • Banche tradizionali con servizi di trading online
  • Banche online non specializzate nel trading online
  • Banche online specializzate nel trading online

Trading online non bancario

  • Broker online legati alle SIM
  • Broker online legati a intermediari esteri
    • Intermediari con succursale in Italia
    • Intermediari senza succursale in Italia

 

Conclusioni: cosa serve per comprare azioni in autonomia

La decisione di operare in piena autonomia dipende, fondamentalmente, dalla personalità, dal grado di preparazione e dal livello di esperienza individuale.

Rifacendoci al principio dell’80/20 (principio di Pareto), potremmo dire che nel trading l’80% del successo dipende dalla psicologia e dalla gestione monetaria, mentre il 20% è connesso alla strategia di negoziazione.

In definitiva chi vuole essere un trader online che opera da solo deve avere a disposizione una cassetta degli attrezzi composta dai seguenti elementi: la formazione, il capitale iniziale, una connessione internet stabile, un broker.

La formazione è importante per essere consapevoli, questo è il requisito prioritario: serve tempo per essere costruito. Se non si è preparati e si opera quasi “a caso”, o comunque senza un metodo, il pericolo è la “morte economica”.

In realtà oltre alle conoscenze teorico/pratiche ci vuole anche una predisposizione caratteriale ed emotiva: entusiasmo, pazienza, fiducia nel proprio sistema e auto-controllo dei propri pensieri, sentimenti e comportamenti. Si potrebbe dire che è necessario anche un tipo di formazione che curi anche la crescita individuale e psicologica.

Il secondo elemento imprescindibile per operare in autonomia è il capitale iniziale. Di fatto si deve utilizzare solo denaro di cui non si ha necessità per vivere: molti trader esperti ritengono che si potrebbe iniziare anche solo con 5.000 – 10.000 euro.

L’importante è non iniziare a pensare subito ai guadagni, bensì la concentrazione va posta sulle perdite per singola operazione, per contenerle, lasciar correre i profitti e tutelare il capitale complessivo.

Sembra banale ma ricordato che serve anche Internet con una connessione ad alta velocità e un computer personale. Per questi aspetti legati alla tecnologia ci si può far consigliare da esperti del settore.

L’ultimo elemento necessario per operare in autonomia a questo punto è un broker. Adesso che conosciamo le diverse tipologie fra le quali scegliere è importante che chi vuole fare il trader si assicuri:

  • di avere un contatto personale;
  • di poter comunicare facilmente con diversi strumenti (telefono, email, ecc), ma anche si possa percepire una certa sintonia e possibilità di lavorare bene assieme;
  • di parlare la stessa lingua madre, o comunque ne esista una in comune, tipicamente l’inglese.

Tenendo conto di tutti questi elementi e di quanto detto nella guida, questo è solo il punto di partenza per chi vuole iniziare ad acquistare azioni tramite la propria banca oppure in autonomia. Seguendo questa guida e i nostri consigli potrai sicuramente iniziare a orientarti in questo settore così complesso.

Se vuoi restare aggiornato o continuare la tua formazione finanziaria, continua a seguire gli approfondimenti del blog di BankAdvisor, oppure se hai già provato a fare degli investimenti tramite la tua banca può raccontarci la tua esperienza lasciando una recensione.

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