Cos’è il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è perché è importante saperlo calcolare

L’indice DSCR (Debt Service Coverage Ratio) è un indicatore di riferimento nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) e nel nuovo istituto della composizione negoziata della crisi d’impresa.

In pratica il DSCR, che potremmo definire anche come il rapporto di copertura del servizio del debito, serve alle banche e agli imprenditori per valutare la sostenibilità del debito aziendale, poiché riporta informazioni precise sulla solvibilità a medio-lungo termine.

Si tratta di uno strumento fondamentale per individuare in anticipo una eventuale crisi d’impresa, proprio perché aiuta a capire se i flussi di cassa consentono a un’azienda di onorare i debiti finanziari contratti.

La gestione del flusso di cassa (Cash Flow) è un importante attività e strumento di tesoreria: consente di controllare e programmare la dinamica delle entrate e delle uscite monetarie future, in modo da mantenere l’azienda in equilibrio finanziario, quindi permette di evitare crescenti difficoltà in termini di liquidità, che possono sfociare in situazioni di crisi o di insolvenza.

I flussi di cassa prospettici assumono un’importanza fondamentale nel nuovo CCII, anche in relazione al calcolo dell’indice DSCR, che è diventato uno strumento insostituibile per indagare lo stato di salute finanziario dell’azienda.

DSCR e il nuovo Codice della Crisi di Impresa

L’art. 2 del Codice della Crisi di Impresa introduce il cosiddetto approccio forward looking, inoltre fornisce una definizione di «crisi», ovvero «lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l’insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate».

L’approccio forward looking attribuisce al budget di cassa l’importante ruolo di preventivare le dinamiche dei flussi e dei fabbisogni finanziari con un certo anticipo, così da prevenire le potenziali situazioni di crisi, come sopra definite dalla normativa.

Chiamato anche budget di tesoreria, è uno strumento centrale nell’ambito della Pianificazione Finanziaria a breve e lungo termine: consente di registrare su base mensile entrate e uscite monetarie, con lo scopo di verificare la situazione di liquidità dell’azienda, potendo programmare i flussi e fare proiezioni sui saldi di cassa mensili.

Bisogna anche tenere a mente che il budget di cassa è legato al budget economico, al budget finanziario, e al budget degli investimenti.

Di seguito riportiamo come esempio un semplice modello di budget di cassa mensile.

Esempio di modello di budget di cassa mensile
  Gen Feb Totale
Saldo iniziale cassa\banche (A)        
Entrate operative (B)        
Uscite operative (C)        
Cash Flow gestione operativa (D = B – C)        
Flusso di cassa per investimenti (Capex) (E)        
Flusso a servizio del debito (F = D – E)        
Uscite per debiti finanziari (G)        
Saldo finale cassa\banche (H = A + F – G)        
DSCR = F / G        

Qual è il ruolo del budget di tesoreria rispetto al CCII?

Visto che il budget di cassa consente di misurare il flusso di liquidità nell’orizzonte temporale considerato, nell’ottica del CCII  il fine principale è quello di verificare se le risorse disponibili a servizio del debito, compresa la gestione derivante dall’attività di investimento e di finanziamento, siano in grado di fronteggiare le uscite connesse ai debiti finanziari.

A questo punto entra in gioco in modo decisivo l’indice DSCR, che come anticipato in precedenza serve per valutare se l’imprenditore può progettare un percorso di risanamento: tramite un test si comprende quale sia lo stato di salute dell’azienda, verificando la sostenibilità degli impegni finanziari anche grazie alla ridefinizione delle scadenze e alla rinegoziazione del debito, in relazione ai flussi di cassa che la continuità aziendale riesce a generare.

DSCR ed equilibrio finanziario sostenibile

Conviene puntualizzare che il DSCR non va usato solamente con riferimento a situazioni critiche in vista del citato sentiero di risanamento.

In effetti il confronto fra i flussi a servizio del debito e il debito che dev’essere servito dagli stessi permette di comprendere se sussista l’equilibrio finanziario e la sostenibilità dell’indebitamento.

Il Debt Service Coverage Ratio ha alcune caratteristiche da sottolineare e ricordare: per prima cosa si considera ottimale un  valore superiore a 1; in tal caso l’azienda ha la capacità di far fronte con il flusso di cassa operativo, ovvero l’autofinanziamento effettivo, almeno alle uscite finanziarie a breve/medio termine.

Quando invece il valore è inferiore a 1 vuol dire che il cash flow operativo è più che totalmente assorbito dagli impegni finanziari, così da dover prestare attenzione allo stato di tensione finanziaria, con possibilità concreta di non riuscire a rispettare il rimborso del debito e i relativi impegni..

Il DSCR è indicatore che analizza anche in modo dinamico e prospettico la capacità di rimborso dell’impresa e la sostenibilità della posizione debitoria, considerando anche i piani di sviluppo aziendali. In altri termini, non si limita a quantificare in maniera “statica” l’ammontare totale del debito finanziario in relazione al patrimonio netto dell’azienda, ma appunto analizza in maniera dinamica e prospettica capacità di rimborso e sostenibilità dell’indebitamento.

Dal punto di vista del merito di credito questo indicatore è anche molto utilizzato dalle banche, che ormai lo considerano come uno strumento imprescindibile per valutare gli equilibri e la solidità di un’impresa.

Con riferimento a questo specifico tema, nell’ambito del Codice della Crisi d’Impresa l’aspetto di reale novità è rappresentato, in sostanza, dal fatto che gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili consentano, testualmente, di «verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità aziendale almeno per i dodici mesi successivi e rilevare i segnali di cui al comma 4».

Il concetto di novità lo si vuole correlare all’aspetto di applicabilità pratica, tenuto conto dell’effettiva poca sensibilità da parte di certe PMI rispetto alla necessità di adottare buone prassi gestionali.

La portata degli effetti di tali normative non è banale, sia pensando agli strumenti informatici evoluti da utilizzare all’interno di uffici amministrativi non molto strutturati, sia pensando ai dati da raccogliere ed elaborare in maniera opportuna.

In particolare, con un orizzonte a 12 mesi, le aziende devono adeguare i sistemi in modo da rispettare la logica prospettica. Ecco allora che arriviamo allo strumento del budget di cassa sopra presentato: per rispettare il livello qualitativo delle informazioni, le imprese devono ricorrere a un budget di tesoreria rolling, in grado di gestire contemporaneamente dati di tipo consuntivo aggiornati e informazioni previsionali derivanti dal sistema di pianificazione di breve termine.

In definitiva la rilevanza delle novità introdotte la possiamo chiarire con un esempio pratico: nel mese di aprile di un certo anno l’assetto amministrativo-contabile deve permettere di elaborare proiezioni sui flussi di cassa fino al mese di aprile dell’anno successivo.

È impensabile ipotizzare che, senza una progressiva crescita a livello di cultura aziendale e finanziaria, tutte le piccole imprese siano capaci di allinearsi a queste normative perlomeno nel breve termine, visto che in molti casi si continua a percepire il tutto più che altro come una inutile imposizione.

In verità questa evoluzione culturale è realmente cruciale per far capire l’effettivo beneficio in termini di governo e gestione dei rischi d’impresa, oltre che le connesse responsabilità degli amministratori e degli organi di controllo in caso di assetti inadeguati.

I due approcci per il calcolo del DSCR del CNDCEC: come fare

Volendo fare un riepilogo dei concetti chiave, le novità proposte dal CCII impongono che tutte le imprese dovranno adeguare l’organizzazione e dotarsi di sistemi informativi e di idonee piattaforme per poter avere:

  • la capacità di monitorare e gestire i flussi di cassa;
  • un sistema di pianificazione e un budget;
  • un piano strategico e operativo con cui attuare gli obiettivi d’impresa.

Questi strumenti sono fondamentali per rilevare i primi sintomi di crisi o segnali di criticità, oltre che per poter intervenire con prontezza, in modo da impostare degli interventi davvero efficaci, tramite i quali risolvere lo squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, anche grazie ad un apposito piano di risanamento.

Nel breve termine la periodica verifica della sostenibilità finanziaria va misurata utilizzando l’indice DSCR, quale misura basilare della capacità di rimborso del debito.

Secondo il CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) le modalità di calcolo del DSCR sono due.

Attenzione: le imprese di minori dimensioni possono adottare un criterio basato sui flussi economici (principio contabile OIC 9). Queste aziende, in effetti, hanno la possibilità di stimare i flussi prognostici in modo semplificato, ricorrendo alle sole grandezze economiche.

La prima formula per il calcolo del DSCR e il primo approccio

Il primo metodo basa il calcolo sul budget di tesoreria, che già sappiamo essere il documento che riporta le entrate e le uscite monetarie attese nei successivi 12 mesi. Di seguito ecco la prima formula per il calcolo del DSCR:

DSCR = Risorse disponibili per il servizio al debito / Uscite previste contrattualmente per rimborso di debiti finanziari

Approfondiamo gli elementi che compongono la suddetta formula:

  • il numeratore comprende le entrate previste e la liquidità iniziale, per poi detrarre le uscite di liquidità previste dello stesso periodo (esclusi i rimborsi dei debiti posti al denominatore);
  • il denominatore comprende le uscite previste verso banche o altri finanziatori.

La seconda formula per il calcolo del DSCR: un approccio alternativo

Il secondo approccio si basa sul rendiconto finanziario (principio contabile OIC 10). La formula per il calcolo del DSCR in questo caso è la seguente:

DSCR = Flussi di cassa liberi attesi al servizio del debito / Flussi necessari per rimborsare il debito non operativo

Volendo approfondire le componenti delle formula:

  • il numeratore indica i flussi di cassa liberi e tali flussi comprendono i flussi operativi al servizio del debito;
  • il denominatore comprende gli oneri del debito finanziario (quota capitale e interessi) e i pagamenti di debiti operativi (fisco, fornitori) arretrati e/o rateizzati.

In pratica i debiti arretrati o rateizzati sono considerati alla stregua di debiti finanziari, mentre il primo approccio non ne esplicita l’esistenza, includendoli con il segno negativo negli altri pagamenti del numeratore.

Quale formula scegliere per il calcolo del Debt Service Coverage Ratio

Prima di decidere quale formula utilizzare per il calcolo del DSCR dobbiamo precisare che:

  • le modalità devono essere scelte dagli amministratori con il consenso dell’organo di controllo;
  • l’indice può essere utilizzato solo in presenza di dati prognostici non ritenuti inaffidabili dal giudizio professionale degli organi di controllo;
  • la scelta tra le alternative dipende esclusivamente dalla complessità dei sistemi di gestione e controllo disponibili e dalla dimensione aziendale, e dalla presenza o meno di scaduto.

L’elemento centrale del nuovo CCII è, in concreto, il sistema di allerta e prevenzione, ciò significa che dal 15 luglio 2022 l’imprenditore deve adottare un assetto adeguato alle dimensioni e alle caratteristiche di rischiosità dell’azienda, con il duplice fine di rilevare tempestivamente i segnali critici e assumere le idonee iniziative.

Nella pratica vuol dire che si deve verificare con una certa periodicità la sostenibilità finanziaria nel breve periodo, e questo può essere fatto attraverso il DSCR, per il cui calcolo è necessaria la presenza di un budget di tesoreria, in coerenza con il primo metodo, tra l’altro il cash flow previsionale assieme al cosiddetto cash liquidity sono utili ai fini della programmazione dei flussi di cassa a breve termine e della gestione dei saldi liquidi presenti nei conti bancari.

In teoria se l’assetto amministrativo contempla un affidabile sistema di pianificazione short e long term, che garantisca informazioni di qualità e che permetta di formalizzare il budget di cassa, allora il primo approccio potrebbe essere quello da preferire, ma, come detto in precedenza, alla fine la decisione va assunta dal CDA in accordo con l’organo di controllo.

Come interpretare i risultati del calcolo del DSCR

Per i due metodi la regola è sempre la stessa, ovvero:

  • un valore del DSCR inferiore a 1 si ha in caso di tensione finanziaria per uscite superiori alle entrate, dunque l’azienda necessita di essere ricapitalizzata da parte dei soci/azionisti;
  • un valore del DSCR superiore a 1 si ha in caso di assodata capacità di rispettare gli impegni finanziari, quindi l’impresa è sana o solvibile.

Indipendente dalla formula, giova sottolineare come il DSCR sia un indice fondamentale per valutare la sostenibilità del business plan di un’impresa, quale insieme di risultanze economico-finanziarie-patrimoniali.

In questo senso, nell’ambito delle analisi di sensibilità per rischi e incertezze richieste dagli Orientamenti dell’EBA, bisogna verificare la capacità finanziaria prospettica dell’azienda: sappiamo che, per prassi, è ormai connessa al calcolo dell’indice in questione, sintesi della sostenibilità della posizione debitoria.

Ricordiamo che la suddetta sostenibilità va analizzata su dati prospettici derivati da processi di pianificazione finanziaria attendibili.

Dal punto di vista delle valutazioni del rischio di credito condotte dagli istituti bancari, va segnalata l’importanza dell’analisi economico-finanziaria condotta secondo gli schemi di bilancio CEBI, che sappiamo essere un Sistema Computerizzato di Elaborazione dei Bilanci delle Imprese, ossia una piattaforma che, in estrema sintesi, permette la riclassificazione dei dati di bilancio.

Questo sistema è rilevante per le imprese in relazione ad una serie di aspetti operativi:

  • il modello CEBI è utile per capire come le banche leggono i bilanci, e quindi questo aiuta a comprendere quali sono gli elementi di valutazione chiave che facilitano l’accesso al credito;
  • questo sistema serve a dare concretezza alla logica forward looking chiesta dalle nuove normative;
  • CEBI è riconosciuto come standard di mercato, ed è l’applicativo più utilizzato in ambito bancario e finanziario per valutare indici di solvibilità, livelli di vulnerabilità e margini di rischio su tutti gli orizzonti temporali;
  • una delle ragioni per cui un’impresa dovrebbe decidere di riclassificare il bilancio secondo gli schemi CEBI è connessa alla possibilità di disporre di informazioni fondamentali per diagnosticare lo stato e la sua evoluzione sotto il profilo economico-finanziario.

Fra i vari gruppi di indicatori disponibili, uno è focalizzato sulla sostenibilità del debito, da stimare proprio attraverso l’indice DSCR calcolato su dati prospettici con la seguente formula:

DSCR = FCFO / D

Questa formulazione è molto interessante per comprendere meglio le interazioni fra le varie dimensioni dell’intera attività di gestione aziendale. Le sigle contenute nella formula rappresentano i seguenti parametri:

  • D, che comprende i flussi finanziari in uscita riferiti al piano di rimborso dei debiti; questi mezzi di terzi, assieme al capitale di rischio dei soci, consentono la copertura del capitale investito in azienda.
  • FCFO indica il flusso di cassa operativo generato dal capitale investito, che ha una grande rilevanza poiché costituisce l’anello di congiunzione fra l’aspetto economico (sintetizzabile tramite l’EBITDA) e l’aspetto monetario-finanziario della gestione (appunto sintetizzato dal FCFO).

Il cash flow è in assoluto la variabile più importante da tenere sotto controllo, anche se molti ne trascurano ancora oggi il valore. Bisogna certamente evitare che il finanziamento del capitale circolante netto assorba e sottragga eccessive risorse finanziarie generate dall’utile monetario della gestione.

La dinamica del FCFO è strettamente legata a diversi fattori, tra i quali citiamo la posizione competitiva dell’azienda, l’efficienza operativa interna e le modalità di integrazione a monte e a valle della filiera produttiva: i primi due condizionano la redditività, quest’ultimo influenza soprattutto il capitale circolante.

 

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