Che cos’è un ETF? La definizione

Gli ETF (acronimo di Exchange Traded Funds) sono degli OICR, ovvero degli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, di cui fanno parte fondi comuni o SICAV con determinate caratteristiche, che sono negoziati in Borsa come i normali titoli azionari, tramite la propria banca o il proprio intermediario finanziario. Gli ETF, così come più in generale gli OICR, nascono per la raccolta e la gestione collettiva del risparmio degli investitori.

La differenza tra altri strumenti di investimento e gli Exchange Traded Funds sta nelle caratteristiche e nell’obiettivo peculiare di quest’ultimo tipo particolare di fondi d’investimento e SICAV. La caratteristica principale e l’obiettivo degli ETF sono rispettivamente:

  • le basse commissioni di gestione;
  • replicare l’andamento di indici azionari, obbligazionari o di materie prime, dunque si tratta di fondi indicizzati che detengono i medesimi titoli e nelle stesse proporzioni di un determinato indice.

L’origine degli ETF si può far risalire ai primi anni ’90 negli Stati Uniti: in Italia il mercato di riferimento sorto nel 2002 è denominato ETFplus ed è regolamentato e gestito da Borsa Italiana. Gli ETF sono simili ai fondi comuni di investimento, tuttavia l’aspetto che li differenzia in modo sostanziale è che i primi vengono negoziati dai diversi tipi di operatori, in momenti/prezzi diversi all’interno della giornata di contrattazione.

Come funziona un Exchange Traded Fund

Il mercato è facilmente accessibile anche ai piccoli risparmiatori per importi contenuti: infatti il lotto minimo di negoziazione è di una quota. Nel mercato ETFplus c’è un sistema di negoziazioni che si sviluppa secondo le seguenti fasi e caratteristiche:

  • negoziazione continua dalle 9.00 alle 17.25:
    • inserimento, tramite il proprio intermediario, di ordini con (o senza) prezzo limite, e specificando la validità temporale;
    • l’abbinamento automatico delle proposte in acquisto-vendita, ordinate secondo criteri di priorità prezzo/tempo, garantisce la conclusione dei contratti;
  • asta di chiusura dalle 17.25 alle 17.30, con chiusura random nell’ultimo minuto;
  • liquidazione dei contratti, che come per i titoli azionari avviene in Monte Titoli dopo 3 giorni lavorativi.

Differenza tra ETF attivi e passivi

In genere quando si parla di Exchange Traded Fund si fa riferimento agli ETF passivi, che sono definiti in questo modo perché viene affidata una limitata discrezionalità al gestore in tema di politica d’investimento, una volta costruito il modello matematico di gestione del patrimonio. Gli ETF a gestione attiva invece hanno caratteristiche diverse, perché in questo caso il loro l’obiettivo non è la replica dell’indice di riferimento, ma quello di esporsi ad una certa strategia attivamente pianificata dal gestore.

Con il fine di ottenere risultati migliori di un indice di riferimento, gli ETF a gestione attiva sono degli OICR per i quali il gestore definisce una certa asset allocation, e quindi investe in un portafoglio di titoli selezionati in modo flessibile, senza limitarsi a seguire un indice basato su regole già predeterminate come negli ETF a replica passiva.

I vari tipi di ETFS

Il mercato ETFplus fornisce un contesto dove poter negoziare, con i medesimi meccanismi, molteplici tipologie di ETF con specifici aspetti caratteristici. L’idea è quella di andare incontro ad operatori con diverse aspettative, facilitando l’attività di selezione degli strumenti più adatti. Le finalità principali di questa scelta sono due:

  • permettere la diversificazione degli investimenti, perché fornisce un’ampia gamma di strumenti utilizzabili da differenti tipologie di attori (investitori istituzionali e risparmiatori privati), con diversi profili di rischio-rendimento;
  • garantire la tutela degli investitori, infatti gli obiettivi di elevata liquidità, spread contenuti e massima trasparenza informativa vengono ricercati e realizzati grazie a regole chiare.

Va fatta però una precisazione sulla liquidità, che viene garantita dalla costante presenza su ogni strumento di:

  • uno specialista, che ha obblighi in termini di quantità minima da esporre in acquisto e in vendita, e di massimo differenziale tra i prezzi di acquisto – vendita [denaro (bid) – lettera (ask)]; lo specialista deve reintegrare le quotazioni entro 5 minuti in caso di applicazione, il tutto monitorato costantemente da parte di Borsa Italiana;
  • diversi liquidity provider, che pur non avendo obblighi di quotazione forniscono ulteriore liquidità agli scambi esponendo, in conto proprio, proposte di negoziazione.

Stock ETFS

Gli ETF azionari o Stock ETFS sono fondi indicizzati che tentano di replicare la performance di un indice azionario specifico, detenendo nel proprio portafoglio il contenuto o un campione rappresentativo dei titoli dell’indice selezionato. Da notare che gli indici replicati hanno logiche di investimento variabili e quindi anche l’ETF avrà determinate peculiarità in termini di capitalizzazione o stile, nello specifico:

  • Capitalizzazione di mercato minima o massima dei singoli titoli. Cosa vuol dire di preciso? Vediamolo insieme con due esempi pratici.
    • Esempio 1 – Gli ETF che replicano un indice che contiene solo titoli a grande e media capitalizzazione (come lo S&P500), non conterranno titoli a piccola capitalizzazione.
    • Esempio 2 – Gli ETF che replicano il Russell 2000, un indice del mercato azionario a piccola capitalizzazione, si caratterizzano di conseguenza per la presenza di titoli a bassa capitalizzazione.
  • Per quanto riguarda le peculiarità legate allo stile, esistono ETF focalizzati su titoli growth (che hanno multipli elevati a fronte di una previsione di crescita elevata), ETF più centrati sui titoli value (che sono solitamente ricercati da investitori di medio lungo-periodo) e, infine, ETF che replicano indici di azioni con dividendi elevati.

Bond ETFS

Quando il focus della politica di investimento sono le obbligazioni allora si parla di ETF obbligazionari o Bond ETFS. In genere costituiscono un mercato che tende ad avere molta più liquidità rispetto alle singole obbligazioni.

ETFS di Industria o Settore

Fanno parte degli ETFS di Industria o Settore quelli per cui il gestore si concentra su un settore specifico, come quello bancario o dei titoli tecnologici, oppure su specifici Paesi e aree di nicchia, come per esempio titoli focalizzati sull’energia sostenibile o sui principi ESG della governance ambientale, sociale e aziendale.

Commodity ETFS

I Commodity ETFS sono quelli che investono in materie prime, ovvero metalli preziosi, prodotti agricoli, petrolio, ecc. La maggior parte di questo tipo di ETF possiede la materia prima fisica, altri invece detengono solo contratti futures, potendo realizzare quindi risultati abbastanza diversi rispetto ai primi. Quando si parla di contratti futures si tratta di contratti standardizzati, sono vengono stipulati fra due parti a un prezzo fisso e con una data di scadenza. Lo scopo di questo tipo di strumento è quello di consegnare un prodotto sottostante a un prezzo concordato in un preciso momento futuro.

Nel caso di derivati, ovvero di titoli finanziari il cui valore deriva da un altro asset finanziario oppure da un indice sottostante, la gestione dei fondi implica lo spostamento mensile in avanti del mese di consegna dei contratti, il che si traduce in rischi legati a prezzi diversi lungo la struttura a termine.

Gli ETF su materie prime vengono identificati anche come ETC (Exchange-Traded Commodity): si tratta di uno strumento finanziario ibrido, emesso da società Special Purpose Vehicle a fronte dell’investimento diretto nelle materie prime fisiche (in questo caso sono definiti ETC physically-backed) o, più spesso, in contratti derivati sulle stesse merci. Si tratta di tipologie di strumenti finanziari che, pur non essendo fondi, sono a loro assimilabili per meccanismo di funzionamento: il loro prezzo è connesso direttamente o indirettamente all’andamento del sottostante, esattamente come la quotazione di un ETF è legato al valore dell’indice a cui fa riferimento.

Currency ETFS

Gli ETF sulle valute o Currency ETFS consentono di investire o scommettere al ribasso su una delle valute principali o su un paniere di valute. Il mercato valutario ha delle caratteristiche particolari che devono essere tenute presenti da chi decide di intervenire tramite questi ETF:

  • non c’è una chiara relazione lineare con le variabili fondamentali dei Paesi;
  • il parametro più importante da monitorare è il differenziale dei tassi di interesse;
  • si dice che il mercato valutario è un tipico mercato speculativo da trading;
  • gli andamenti dei tassi di cambio tendono a seguire dinamiche auto-rinforzanti del trend primario, connesse alle aspettative sui prezzi futuri attesi.

Leveraged ETFS

Gli ETF con leva o Leveraged ETFS sono gestiti con strategie che cercano di realizzare rendimenti multipli rispetto a quelli dell’indice corrispondente. Per partecipare in maniera più che proporzionale o in modo inversamente proporzionale all’andamento di un indice, gli emittenti utilizzano particolari tecniche di ingegneria finanziaria tramite strumenti derivati. Si tratta quindi di fondi rialzisti e ribassisti, spesso chiamati anche ETF strutturati.

I metodi gestionali del ribilanciamento e della reindicizzazione possono implicare notevoli costi in caso di mercati volatili. Ma di cosa si tratta nello specifico? Con il ribilanciamento il problema sta nel fatto che il gestore ha bisogno di acquistare quando l’indice sale e di vendere quando l’indice scende, per mantenere un rapporto di leva finanziaria fisso, e questo significa che, a lungo termine, potrebbero esserci importanti sprechi o perdite per l’attività di trading.

Riguardo la reindicizzazione il problema è legato all’effetto aritmetico della volatilità e ai cambiamenti di direzione dell’indice sottostante. Naturalmente l’effetto leverage condiziona anche il prezzo delle opzioni connesse agli ETF con leva, per l’accentuazione delle curve di volatilità implicita dei suddetti ETF.

Inverse ETFS Gli ETF inversi o Inverse ETFS sono ETF ribassisti che hanno lo scopo di trarre profitto da un calo del valore del benchmark o dell’indice sottostante. Si tratta di una logica di investimento simile al detenere posizioni corte su un certo mercato: molti ETF inversi utilizzano i contratti futures come benchmark sottostante. Tabella riassuntiva delle principali tipologie di ETF

  TIPOLOGIA ETF   CARATTERISTICHE FONDAMENTALI
  AZIONARI   Replicano la performance di un indice azionario specifico, detenendo nel portafoglio il contenuto o un campione rappresentativo dei titoli dell’indice selezionato.
  OBBLIGAZIONARI   Replicano la performance di un mercato di titoli obbligazionari.
  SETTORIALI   La politica di investimento è focalizzata su un settore specifico oppure su Paesi e aree specifiche di nicchia.
  MATERIE PRIME   La politica di investimento è focalizzata sulle materie prime, attraverso strategie che operano direttamente sulle merci fisiche oppure su contratti derivati.
  VALUTE   La politica di investimento consente di puntare sul rialzo o sul ribasso di una certa divisa estera o di un paniere di valute.
  A LEVA   La politica di investimento ha come scopo quello di realizzare performance in modo più che proporzionale rispetto all’andamento di un indice, utilizzando particolari tecniche di ingegneria finanziaria.
  INVERSI   La politica di investimento degli ETF inversi ha l’obiettivo di trarre profitto da un calo del valore del benchmark o dell’indice sottostante.

I vantaggi e gli svantaggi degli ETFS

Perché sempre più persone investono in ETFS a gestione passiva 

Ecco gli aspetti che ne hanno favorito il progressivo successo degli ETFS a gestione passiva, oltre alla diffusione generalizzata fra investitori retail e istituzionali.

  • Semplicità: per come sono costruiti, danno agli operatori immediata possibilità di prendere una posizione nel mercato di interesse o rispetto ad una strategia obiettivo direzionale e/o a leva. Dal punto di vista operativo giova ricordare che, grazie alla negoziazione in tempo reale in Borsa, gli ETF possono essere acquistati e venduti rapidamente tramite il proprio intermediario.
  • Trasparenza: replicando un noto indice di mercato, gli investitori possono essere pienamente consapevoli del proprio profilo di rischio/rendimento. Con un prezzo di mercato in continuo aggiornamento, si è costantemente a conoscenza del valore del proprio investimento, oltre alla pubblicazione giornaliera del valore ufficiale dell’ETF (metodo NAV, acronimo che sta per Net Asset Value).
  • Flessibilità: non avendo scadenza è facile adattare l’orizzonte temporale dell’ETF negoziato rispetto ai propri obiettivi. Con risorse contenute si possono costruire tattiche di breve termine o strategie di lungo periodo, e quindi gli ETF possono essere considerati strumenti sofisticati e innovativi.
  • Economicità: gli ETF permettono di evitare gran parte dei costi tipici della gestione attiva (servizio di analisi/selezione dei tioli e servizio di distribuzione), consentendo l’accesso a mercati e a strategie di investimento altrimenti non possibili con una spesa così limitata.
  • Abbattimento del rischio emittente: essendo fondi o Sicav, il cui patrimonio è per legge di esclusiva proprietà dei possessori delle quote dell’ETF, il patrimonio non viene attaccato anche in caso di insolvenza delle società di gestione, amministrazione e promozione del fondo.

Le persone investono anche negli ETFS a gestione attiva

Per quanto riguarda gli Exchange Traded Fund a gestione attiva possiamo sottolineare che, pur mantenendo le stesse modalità di negoziazione in tempo reale come gli ETF indicizzati, possono servire per:

  • diversificare un portafoglio, affiancando alla tradizionale gestione passiva delle strategie più complesse e a basso costo, in ottica di asset allocation tattica;
  • reagire velocemente a eventi imprevisti affidandosi alle competenze del gestore.

Tutti i vantaggi di investire in ETFS

Oltre ai motivi sopra evidenziati per cui gli ETF sono diventati uno strumento sempre più diffuso tra gli investitori, vogliamo di seguito riassumere i principali vantaggi per chi investe in EFTS.

Adattabilità a strategie di trading e/o investimento

Questi strumenti finanziari sono negoziabili in qualsiasi momento nell’intervallo programmato, a differenza dei fondi comuni di investimento. Come i titoli quotati in borsa, gli investitori possono tecnicamente impostare la medesima operatività. In ogni caso un investitore competente può attuare diverse strategie di investimento in termini di allocazione, diversificazione, market timing utilizzando sia gli ETF che i titoli specifici presenti nell’indice sottostante. Bisogna anche ricordare che si può ricorrere anche al mercato delle opzioni sui principali ETF, per strategie più complesse di copertura e di volatilità.

Idoneità per esporsi sul mercato e per diversificare

Gli ETF consentono di investire rapidamente liquidità per aprire volutamente determinati rischi di mercato. Quando l’ETF replica un indice ampio allora fornisce anche un certo grado di diversificazione internazionale, settoriale, per Paese e per specifico mercato e sottostante.

Efficienza di costo

Uno dei motivi più validi per investire in ETF sta nelle limitate spese di marketing, distribuzione, contabilità rispetto ai fondi attivi, oltre ovviamente al fatto di non essere gestiti attivamente. I costi degli ETF sono presentati in maniera trasparente sui siti web degli asset manager.

Tassazione

Si dice che gli ETF sono strutturati per l’efficienza fiscale, infatti da questo punto di vista possono risultare più interessanti rispetto ai fondi comuni di investimento per quanto riguarda la tassazione.

Trasparenza

Essendo valutati continuamente durante la giornata di negoziazione, gli ETF hanno un’elevata trasparenza in termini di quotazioni di mercato.

I potenziali svantaggi per chi investe in EFTS

Investire in ETF è pur sempre un’operazione che comporta dei rischi, dunque bisogna tenere a mente anche ciò che potrebbe andare storto per effettuare un investimento davvero consapevole. Ecco i potenziali svantaggi per chi investe in EFTS.

Rischi vari

  • Rischio di perdite in conto capitale non quantificabili in anticipo.
  • Rischi generali, rischi specifici dei singoli mercati e rischi potenziali.

Rischio di liquidità

Anche se in genere gli ETF più popolari sono costantemente scambiati con uno spread bid-ask ridotto e dunque non presentano questo problema, mentre potrebbero essercene alcuni meno trattati e pertanto più difficili da negoziare. La problematica in questione riguarda quelle particolari fasi di contrattazione nelle eventualità di movimenti esagerati e crash di mercato, quando la volatilità e la turbolenza aumentano: in tali situazioni è teoricamente possibile che il prezzo di molti ETF tenda ad essere svincolato dal valore del sottostante.

Rischi degli ETF sintetici

Poiché questo tipo di ETF replicano indici utilizzando derivati e swap, senza poter contare su titoli, gli ETF sintetici hanno destato preoccupazione a causa della scarsa trasparenza nei prodotti, oltre che per la la crescente complessità in termini di potenziali conflitti di interessi e di conformità normativa. Un ETF sintetico presenta anche un rischio di controparte, a motivo della bassa qualità delle garanzie.

Rischi legati a stabilità dei prezzi delle materie prime e dei mercati finanziari

La leva incorporata negli ETF potrebbe comportare rischi per la stabilità finanziaria, in particolare se i prezzi dei mercati azionari, ad esempio, dovessero scendere per un periodo di tempo prolungato. Altre critiche in merito parlano di rischio di manipolazione dei prezzi in particolari situazioni, come ad esempio nell’ipotesi in cui il mercato degli ETF possa essere utilizzato in combinazione con le vendite allo scoperto da parte di investitori professionali. Tabella riassuntiva con i principali pro e contro di investire in ETF

  Vantaggi/Pro   Svantaggi/Contro
  Semplicità.   Rischio di perdita del capitale: gli ETF sono soggetti alle oscillazioni delle quotazioni e alla volatilità più o meno alta del singolo mercato.
  Trasparenza.   Diversi fattori possono influenzare la capacità del fondo di replicare la performance del proprio indice di riferimento.
  Flessibilità.   Rischio che l’obiettivo d’investimento del fondo sia raggiunto solo parzialmente per ribilanciamenti e per la temporanea indisponibilità di alcuni titoli dell’indice.
  Economicità.   Rischio di liquidità su un mercato di quotazione.
  Abbattimento del rischio emittente.   Effetti sulla stabilità dei mercati finanziari.
  Adatto a tutti gli investitori, per differenziare le strategie: trading e investimento.   Complessità e rischio di controparte degli ETF sintetici.
  Possibilità di diversificazione.   Rischio operativo dovuto all’inadeguatezza dei sistemi e processi interni o a eventi esterni.
  Qualità nel processo di replica e prezzi competitivi.   Rischi specifici per gli ETF obbligazionari: rischio di tasso, di credito, rischio connesso alla performance inversa per gli ETF obbligazionari short, rischio connesso all’investimento in titoli di debito ad alto rendimento.
  Possibilità di utilizzare ETF che replicano un indice ESG, per attuare piani di investimento responsabili.   Rischi specifici per gli ETF azionari: rischio azionario, rischio connesso alla performance inversa, rischio connesso all’effetto leva per gli ETF leveraged, rischi settoriali, rischi connessi alle società a bassa capitalizzazione, rischi di modello.
  Possibilità di soddisfare particolari bisogni degli investitori grazie alla capacità innovativa degli emittenti.   Rischi specifici per gli ETF sulle materie prime.
  Facilità di scambio, con possibilità di implementare velocemente le decisioni operative.   Rischio connesso al paese d’investimento o di esposizione.
  Tassazione.   Rischio di cambio.

I costi di investire in EFTS

Come punto di partenza possiamo dire che il costo dell’acquisto di un ETF varia molto tra le diverse banche, i diversi broker e le varie piattaforme: in Italia le commissioni standard per singola negoziazione online sono di solito pari a circa lo 0,20% del volume.

Le commissioni sono quindi il primo elemento da considerare nel processo di selezione effettuato dagli investitori: quando si analizzano diversi emittenti che replicano lo stesso benchmark conviene andare oltre le commissioni dichiarate, andando a valutare il costo complessivo. Il costo totale di un ETF si può sostanzialmente suddividere in due parti, la cui importanza dipende dall’orizzonte temporale e dalla somma di denaro dell’investimento.

Costi di proprietà

Il costo totale di investire in ETF deve tener conto dei costi di proprietà, che tendono a rappresentare la componente primaria del costo globale per gli investitori a lungo termine, essendo sostenuti durante il periodo di detenzione. Se gli holding costs sono la parte più stabile e facilmente reperibile, ci sono anche costi impliciti da tenere a mente, derivanti da svariati fattori:

  • campionamento (sampling): la replica a campione porta vantaggi di liquidità e di costo, ma crea una fonte potenziale di tracking difference, dato che l’ETF tende ad allontanarsi dall’andamento del proprio indice di riferimento;
  • rotazione di portafoglio dell’indice (index turnover): i costi per il riallineamento sono un’altra fonte di scostamento fra performance del fondo e dell’indice; il turnover obbligato può essere dovuto a eventi quali fallimenti, fusioni e acquisizioni;
  • trattamento dei dividendi: senza approfondire troppo, possiamo dire che gli ETF con distribuzione dei dividendi non reinvestono tali proventi nel fondo e ciò può creare una differenza negativa tra ETF e indice durante le fasi di mercato rialzista;
  • prestito titoli (securities lending);
  • tracking difference Vs tracking error;
  • costi di transazione (trading costs): i costi di proprietà sono in genere fissi e legati al fatto di possedere lo strumento, i costi di transazione vengono sostenuti solo al momento dell’operazione (molti brokers li hanno quasi azzerati), allorquando incide l’ampiezza dello spread fra prezzo di acquisto e prezzo di vendita.

Costi di transazione

I costi di transazione per chi investe in ETF sono costituiti dalle commissioni e dallo spread denaro/lettera, quindi vengono presi in esame soprattutto dai traders di breve periodo, che stanno impiegando consistente liquidità.

Come comprare un ETF e dove conviene

Per negoziare un ETF è necessario disporre di un conto liquido presso una banca, una SIM quale intermediario abilitato o un broker online: l’ordine va inoltrato utilizzando i canali usuali, ovvero Internet, consulente di sportello, consulente finanziario, call center. In concreto, l’acquisto o vendita avviene sul Mercato ETFplus rispettando un determinato orario: la valuta di negoziazione/liquidazione è l’Euro e quest’ultima si concretizza dopo tre giorni lavorativi, come per le azioni.

Con l’avvento del trading online gli ordini possono essere inseriti a mercato tramite una piattaforma di negoziazione e in autonomia: in genere quelle dei broker risultano più convenienti rispetto a quelle offerte dalle banche in termini di tariffe e commissioni.

Comprare un ETF in banca

In casi particolari si può ricorrere al supporto di un operatore del call center dell’istituto bancario, tuttavia il canale e la modalità da privilegiare per risparmiare in costi è quello dell’Home Banking inserendo l’ordine in maniera autonoma: basta avere il codice ISIN dell’ETF che hai pensato possa fare al caso tuo.

Comprare un ETF in autonomia

Come anticipato, banche e intermediari autorizzati grazie alle nuove tecnologie mettono a disposizione dei propri clienti diverse tipologie di piattaforme in termini di complessità e funzionalità. Spesso il proprio istituto di credito consente di usufruire di una versione base del sistema di gestione degli ordini, potendo attivare/disattivare dal sito o dall’app di Home Banking della propria banca una versione più avanzata per il trading online tramite la quale:

  • si ha a disposizione un book a diversi livelli;
  • si possono inserire ordini condizionati, così da avere l’eseguito al verificarsi della condizione di prezzo preimpostata;
  • si può disporre di notizie in continuo aggiornamento.
Schermata sito home banking per effettuare un ordine di ETF online in autonomia

Esempio di maschera di inserimento ordine di un ETF azionario.

Consigli per una strategia di investimento in ETF di successo

Alla tua richiesta presso la tua banca in merito all’opportunità di investire tramite ETF spesso ti capiterà questo: dopo qualche momento di smarrimento, in genere il consulente cercherà di dissuaderti dall’idea, motivando la risposta dicendo che l’ETF è un investimento rischioso.

L’impiegato della banca che ti segue tenderà quasi subito a portarti verso fondi di investimento gestiti attivamente da esperti, infine, se saprai dimostrare di avere effettivamente competenze superiori alla media, proseguirà confermando il fatto che, in ogni caso, l’attività di selezione e decisione operativa è tutta nelle tue mani, e spetta a te. Una tipica frase che sentirai dire al tuo consulente bancario in una situazione del genere potrebbe essere: «Noi sugli ETF non diamo consigli».

Ti chiederai il perché probabilmente: non si tratta solo di una forma di tutela nei confronti dei consumatori inesperti, per dissuaderli da investimenti rischiosi, ma anche una precisa scelta commerciale perché i costi degli ETF sono un decimo di quelli di un fondo comune in genere, che è l’opzione più consigliata dalle banche nel caso volessi iniziare ad investire.

Nel caso di tua limitata preparazione sul tema, è assai probabile una rinuncia al tuo progetto. Si tratta di un grave errore: sarebbe auspicabile una crescita della cultura finanziaria dei clienti-risparmiatori-investitori come te, cercando di valutare ogni possibile alternativa e analizzando le caratteristiche e opportunità offerte dai vari strumenti d’investimento, almeno quelli più facili e un pò meno rischiosi.

1 – Come scegliere un Fondo ETF

La scelta di un ETF richiede un minimo di studio in maniera da selezionare gli ETF maggiormente adatti al tuo profilo di rischio, al tuo orizzonte temporale, al tuo obiettivo d’investimento: in questa maniera è possibile costruire un portafoglio coerente rispetto alle vostre propensioni, preferenze e finalità.

Operare tramite gli ETF è come investire in azioni e obbligazioni in un certo senso: ogni titolo ha le sue caratteristiche specifiche di settore, Paese, area, ovvero sarà più o meno volatile e quindi adatto alla sensibilità rispetto alle oscillazioni intese come dinamica di rischio verso cui si può essere più o meno tolleranti. Nella scelta dell’ETF bisognerà tener conto di questi aspetti:

  • la performance dipende in maniera più o meno accentuata dall’andamento di un indice;
  • l’asset allocation è fissa, predeterminata in base al fondo passivo individuato;
  • valutazioni in termini di costi e commissioni fra strumenti alternativi;
  • strategia che si intende perseguire, anche con riferimento alla possibilità di prendere in considerazioni ETF con leva finanziaria.

2 – L’importanza della diversificazione

La possibilità di selezionare ETF focalizzati su determinati indici dà la possibilità di investire diversificando nel paniere di titoli che costituiscono il singolo indice, inoltre, selezionando vari ETF con focus su diversi mercati, si può costruire un portafoglio di ETF, attuando così un’interessante strategia di investimento diversificando i rischi: suddividendo il proprio investimento in differenti categorie di strumenti si riesce a ridurre il rischio totale di portafoglio.

In questo senso, un investitore retail potrebbe considerare ottimale un portafoglio costituito da 5-10 ETF in diverse classi di attivi, regioni geografiche e altre elementi caratteristici oramai ben noti: con questa metodologia facilmente praticabile, il privato può ottenere un certo livello di diversificazione senza rinunciare alla semplicità della strategia.

3 – Investire tenendo conto del lungo periodo

Sappiamo che la logica di investimento di lungo termine è sostenuta da tutta una serie di elementi oggettivi e considerazioni ragionevoli, poiché permette di trarre beneficio dalla tendenza rialzista del mercato azionario, inoltre permette di evitare gli errori comportamentali causati, per esempio, dall’emotività o da particolari tecniche di market timing.

Non v’è dubbio che investitori professionali, preparati e dotati di adeguate risorse possano utilizzare il mercato degli ETF anche con logiche di trading di breve termine: in particolare, chi ha competenze di analisi tecnica e psicologia del trading può cercare di trarre profitto dalla volatilità e dalle oscillazioni delle quotazioni, tenuto anche conto delle basse commissioni operative.

  Consigli per una strategia di investimento in ETF   Aspetti importanti
  Come scegliere un Fondo ETF
  • Il tuo profilo di rischio: sensibilità rispetto alla volatilità.
  • Il tuo orizzonte temporale.
  • Il tuo obiettivo d’investimento.
  • Altri elementi: asset allocation del fondo passivo, commissioni e costi impliciti, strategie semplici e leva finanziaria.
  L’importanza della diversificazione
  • Portafoglio retail ottimo costituito da 5-10 ETF.
  • ETF diversificati per tipologia di mercato, area, settore, altri fattori.
  Investire tenendo conto del lungo periodo
  • Logica di investimento a lungo termine.
  • Logica speculativa di breve: trading, market timing.

Elementi di cui tener conto nella scelta di un EFT

Affidabilità della casa produttrice

È chiaro che alcuni aspetti che riguardano l’emittente degli ETF hanno il loro peso:

  • specializzazione nella gestione indicizzata;
  • capacità di garantire assieme qualità nel processo di replica, innovazione e prezzi competitivi;
  • ampiezza della gamma di ETF a disposizione, per poter accedere a molteplici indici quotati su diversi mercati finanziari, con ogni tipo di esposizione (paese, regione e settore) e grazie a soluzioni semplici, liquide e trasparenti;
  • capacità di essere leader di settore e di cavalcarne la crescita, non solo per i vantaggi specifici degli ETF, ma anche per l’onda positiva derivante dai cambiamenti normativi, dalla trasformazione ESG e dalla digitalizzazione.

Tracking error

Il valore dell’investimento in ETF a basso costo risiede nel permettere ai risparmiatori di ottenere un’esposizione a un vasto paniere di titoli, che rispecchiano un determinato indice. Il tracking error rappresenta una misura per valutare quanto un ETF sia in grado di replicare la performance del benchmark, quindi un buon ETF presenterà un tracking error minimo, segno che è appunto riuscito a replicare fedelmente l’indice.

Gli ETF di indici a grande capitalizzazione, come ad esempio l’S&P 500, hanno un tracking error molto basso, mentre quelli relativi a mercati meno liquidi hanno tracking error più alti. La tracking difference invece è la differenza in valore assoluto tra i rendimenti del fondo e quelli dell’indice benchmark, in un determinato arco temporale.

Questi due indicatori servono a capire qual è la capacità di un ETF di replicare il proprio benchmark, ma non sono la stessa cosa. Qualche analista ritiene che il tracking error possa essere usato per fare delle previsioni sulla tracking difference, con un certo grado di confidenza. In realtà un tracking error elevato o basso non implica necessariamente nulla sull’entità della tracking difference, in relazione a un dato periodo di tempo.

Ma allora come potrebbero tornare utili tracking error e tracking difference? Se il rendimento totale è la preoccupazione principale dell’investitore, allora la tracking difference è forse il parametro più importante. Se invece il desiderio è che il fondo rimanga coerente con il proprio obiettivo di investimento per tutto l’orizzonte temporale, allora è il tracking error la misura più rilevante: in questo caso, dal punto di vista grafico, le evoluzioni dell’andamento del fondo e le evoluzioni dell’indice dovrebbero risultare molto simili. Cosa conta dunque in concreto quando si valuta un ETF? Ecco di seguito dei parametri da tenere sempre a mente:

  • considerazioni sulla tracking difference e sul tracking error;
  • costi di negoziazione, commissioni, spread bid-ask e differenza tra prezzo di mercato e NAV;
  • rischio di controparte;
  • trattamento fiscale.

La costruzione dell’ETF

Ricordiamo che lo scopo degli ETF è quello di replicare passivamente un indice di riferimento: l’obiettivo è far sì che le performance total return del fondo siano il più possibile allineate a quelle del benchmark, ovvero si tratta di minimizzare il Tracking Error. Può risultare interessante esaminare le principali tecniche e modalità di replica utilizzate, suddividendole in due categorie.

Principali tecniche e modalità di replica utilizzate nella costruzione di un ETF

Replica Fisica ETF

Nello costruzione degli Exchange Traded Funds una delle modalità più utilizzate è la cosiddetta replica fisica degli ETF, a sua volta distinguibile nelle seguenti tipologie.

Replica fisica completa (full replication)

La replica fisica completa di un ETF consiste nell’acquisto di tutti i titoli inclusi nell’indice benchmark, in proporzione ai pesi che essi hanno nell’indice stesso. I titoli acquistati sono detenuti presso una banca depositaria, sono di proprietà dell’ETF e, quindi, il possessore dell’ETF non ha nessun rischio controparte.

In questo modo il gestore, una volta costituito il portafoglio iniziale dell’ETF, ha il solo compito di effettuare operazioni per mantenere invariati tali pesi in occasione dei ribilanciamenti dell’indice. Di solito la full replication è efficace quando gli indici non hanno una numerosità eccessiva di titoli liquidi (per esempio l’indice Eurostoxx 50), cosicché i ribilanciamenti periodici (che causano costi di transazione e possono essere fonte di scostamenti fra fondo e indice) permettono di ottimizzare i costi di transazione.

Replica fisica a campionamento (sampling).

La replica fisica a campionamento si basa molto sull’essere capaci di individuare i fattori davvero in grado di rappresentare il benchmark, di conseguenza l’acquisto del campione di titoli scelto permette di creare un portafoglio sostanzialmente simile a quello dell’indice di riferimento, ma con un numero di componenti inferiore, il che ottimizza i costi di transazione.

Come nel caso della replica fisica completa di un ETF anche qui il possessore non sopporta nessun rischio controparte. Attualmente le tecniche più sofisticate di campionamento si basano su modelli multifattoriali. Replica sintetica di un ETF Un’altra via per la costruzione di un ETF è la cosiddetta replica sintetica, che a sua volta può essere svolta in due modalità: replica sintetica unfunded (unfunded swap-based) e replica sintetica funded (funded swap-based).

Replica sintetica unfunded (unfunded swap-based)

Nella replica sintetica unfunded la costruzione di un ETF si basa su una strategia che prevede l’utilizzo del denaro derivante dalle sottoscrizioni, per l’acquisto di un paniere di titoli: questo paniere, noto come substitute basket, può essere acquistato da parte del fondo dalla controparte swap o direttamente sul mercato.

Nell’ETF swap-based unfunded il rendimento del paniere sostitutivo non condiziona la performance dell’ETF, perché tale rendimento viene scambiato nel contratto di swap con la perfomance del benchmark. I titoli del paniere sono di proprietà dell’ETF e sono detenuti presso la banca depositaria a totale disposizione del gestore.

Questa modalità di replica è adottata quando l’indice benchmark ha un numero elevato di componenti, o riguarda mercati poco liquidi. Rispetto alla replica fisica in questo caso il gestore è dispensato dalle attività di ribilanciamento, quindi i costi di transazione si riducono come anche il tracking error. Gli ETF swap-based comportano per gli investitori il rischio controparte, misurato come differenza tra il valore del NAV dell’ETF e il valore del substitute basket.

Replica sintetica funded (funded swap-based)

Nella replica sintetica funded (funded swap-based) di un l’ETF si stipula di un contratto swap con una controparte selezionata, in base al quale il fondo trasferisce il capitale ottenuto dalle sottoscrizioni: al fondo viene riconosciuta come contropartita la performance total return del benchmark (al netto del costo dello swap).

In questo caso il denaro proveniente dalle sottoscrizioni non è usato per l’acquisto del paniere, bensì viene trasferito totalmente alla controparte swap. In questa metodologia di creazione di ETF il rischio controparte è mitigato tramite l’apporto, da parte della controparte swap, di titoli a garanzia delle obbligazioni assunte.

In particolare la composizione del collaterale deve rispondere ai criteri precisati al punto 26 delle linee guida del CESR (Committee of European Securities Regulators) sulla misurazione dei rischi, inoltre il collaterale deve essere tale da rispettare l’esposizione massima del 10% verso una singola controparte. I criteri imposti dalle linee guida CESR sono:

  • liquidità;
  • valorizzazione giornaliera del collaterale;
  • merito creditizio dell’emittente: con adeguati haircut;
  • la correlazione tra i titoli posti a collaterale e la controparte swap deve essere evitata;
  • diversificazione del collaterale;
  • rischi operazionali e legali da presidiare;
  • la depositaria del collaterale deve essere una banca terza;
  • il collaterale deve essere riscattabile dal fondo in qualsiasi momento senza il consenso preventivo della controparte swap;
  • il collaterale diverso dal denaro non può essere venduto, reinvestito o posto a pegno;
  • il collaterale rappresentato da denaro può essere investito solamente in asset privi di rischio.

È prassi che gli emittenti prevedano un valore dei titoli posti a garanzia superiore al 100% del NAV e un monitoraggio su base giornaliera: se l’esposizione diventa positiva viene richiesto alla controparte di reintegrare il collaterale. Infine, per le linee guida sopra accennate, sono previste appropriate riduzioni (chiamate haircut) per il calcolo del valore del collaterale soprattutto per i titoli volatili.

In caso di fallimento della controparte swap il gestore ha il diritto di rivalersi sul collaterale: lo può portare immediatamente nelle sue disponibilità, così da procedere alla sua liquidazione. Si segnala che questo, in genere, non garantisce a priori che il denaro così ottenuto sia sufficiente a coprire il 100% del valore del NAV dell’ETF.

Come per la strategia unfunded, la replica sintetica risulta adatta quando l’indice benchmark è composto da un alto numero di titoli o sia riferito a mercati poco liquidi: in questo caso il tracking error viene minimizzato, inoltre qui l’ETF non deve gestire i titoli del substitute basket.

Operazioni di prestito titoli, generalmente poco frequenti in questa modalità, sono limitate agli ETF swap based di tipo unfunded, dove l’attività può avere ad oggetto i titoli facenti parte del paniere sostitutivo, caso in cui può emergere un rischio controparte.

Valutare i titoli posti a collaterale

Il prestito titoli (security lending) è un’arma utilizzata nell’ambito del risparmio gestito e soprattutto dagli ETF, con il loro vasto campionario di titoli. Si tratta di un’operazione con la quale il fondo replicante presta ad una controparte esterna una parte o la totalità dei titoli detenuti in portafoglio, con l’impegno della controparte a restituirli ad una determinata data futura.

In questa maniera gli emittenti possono aumentare i rendimenti, abbassare le commissioni e ridurre il tracking error: infatti l’ETF riceve in contropartita una remunerazione che viene opportunamente ripartita tra il gestore e il fondo stesso. Attenzione però, perché l’operazione comporta comunque qualche rischio: nel momento in cui un ETF la pone in essere emerge un rischio controparte con il soggetto con cui ha concluso l’operazione stessa.

Nel caso in cui questa controparte dovesse fallire il fondo potrebbe non riottenere i titoli prestati, incorrendo in una perdita. Per contenere tale rischio gli emittenti di ETF richiedono alla controparte di apportare titoli, obbligazioni o contante come collaterale per la durata dell’operazione, che viene depositato presso un conto di una banca depositaria.

In definitiva l’emittente (lender) presta titoli a una controparte (borrower), depositando il collaterale (initial collateral) presso una banca depositaria (lending agent). Si segnala infine che gli investitori possono anche andare incontro al rischio di conflitto di interessi, che si verifica quando la banca depositaria non è un soggetto terzo nella transazione, essendo in realtà espressione del lender del quale può essere tentato di favorire gli interessi.

Liquidità

L’indicatore più immediato per valutare il livello di liquidità di un ETF è il differenziale denaro-lettera: la differenza fra il prezzo d’acquisto e il prezzo di vendita del prodotto rappresenta, in sostanza, il costo di fare business.

Eventi non prevedibili e fasi altamente volatili comportano il pericolo dei crolli intra-day nel livello di liquidità dei titoli scambiati in Borsa, e pertanto degli stessi ETF. Ma come si potrebbe definire la liquidità in questo contesto? Con questo termine si intende la facilità con cui un’attività viene scambiata sul mercato, ovvero più un mercato è liquido e più sarà facile che il proprio ordine (di acquisto o di vendita) venga eseguito in un tempo breve e soprattutto al prezzo indicato.

Un mercato poco liquido presenta un problema di fondo: l’ampliarsi dello spread bid-ask, un già noto costo implicito per l’investitore. Pur esistendo una liquidità sul mercato primario, dove gli ETF nascono, ciò che conta per i vari tipi di investitori è la liquidità sul mercato secondario. Da questo punto di vista ci sono molti fattori da tenere in considerazione:

  • il patrimonio gestito;
  • il volume di scambi (il volume per controvalore, piuttosto che per numero di contratti);
  • il numero di market maker;
  • lo spread bid-ask.

Le prime due informazioni sono facilmente reperibili cercando nel sito web dell’emittente o della borsa su cui l’ETF viene scambiato. Il numero di market maker è di solito indicato sul prospetto informativo o sul sito Internet dell’emittente: più il numero è elevato, più sarà probabile ottenere uno spread denaro-lettera basso e quindi competitivo.

Spread contenuto significa maggiore liquidità. Attenzione che a pesare sulla liquidità ci sono anche le operazioni sui mercati non regolamentati (Otc, che sta per Over the counter) effettuate dai grandi investitori istituzionali e per importi consistenti.

Queste operazioni, che non rientrano nelle statistiche ufficiali previste dalla Mifid (Markets in financial instruments directive), rappresentano una fonte molto importante di liquidità per il mercato secondario, pesando per almeno la metà del volume di trading totale.

Per quanto riguarda quindi la liquidità c’è qualche consiglio pratico ed efficace che è possibile seguire: a parte quello di investire negli strumenti più liquidi, in genere quando ci si trova in fasi volatili o l’ETF è poco liquido gli investitori dovrebbero utilizzare ordini a prezzo limitato.

L’utilizzo dei limit order permette infatti di mantenere il controllo sul prezzo di esecuzione dell’ordine, in generale e durante fasi turbolente, in particolare. Attenzione anche al problema dei fusi orari: potrebbe essere opportuno scambiare gli ETF quando i mercati sottostanti sono aperti.

Costo di un ETF

Per i motivi già visti che consentono strategie di investimento semplici, per cui non è necessaria una particolare attività di ricerca e di gestione, gli ETF si caratterizzano per costi molto bassi, generalmente compresi tra lo 0,10% e lo 0,90%, inferiori anche di 10 volte e più rispetto a quelle dei normali fondi comuni di investimento. In genere il costo totale di un ETF comprende:

  • costi iniziali connessi all’operazione, calcolati sulla base del controvalore negoziato, e addebitati sul conto di regolamento del conto titoli. Si tratta dei costi aggregati del servizio di ricezione e trasmissione ordini, dato dalla somma di commissioni, spese e spese per invio conferma ordine;
  • costi correnti su base annua, addebitati al patrimonio dell’ETF, la cui quantificazione viene fatta applicando all’importo oggetto dell’operazione dei dati sintetici di costo calcolati dalla società di gestione.

Per completezza aggiungiamo che dal punto di vista della fiscalità i proventi realizzati con l’investimento in ETF sono redditi di capitale e sono tassati con l’applicazione di una ritenuta d’imposta, inoltre gli ETF concorrono a formare l’imponibile sul quale è applicata l’imposta sostitutiva di bollo.

Nell’operatività in ETF con una banca questa evidenzia che tutti i costi relativi allo strumento finanziario e ai connessi servizi prestati impattano sulla performance dell’investimento, inoltre in merito viene precisato che il valore di mercato dell’ETF è già espresso al netto dei costi correnti dello strumento, in quanto addebitati direttamente al patrimonio dello stesso.

FAQ su cosa sono ETF e come funzionano

Cos’è un ETF?

Gli ETF sono un tipo di fondi quotati in borsa, negoziabili velocemente durante l’orario di apertura: sono tipicamente a gestione passiva, ossia replicano un indice di mercato. Gli ETF sono strumenti finanziari che combinano le caratteristiche di un fondo di investimento con quelle dei titoli azionari, poiché negoziabili con semplicità e velocità, in conformità con la normativa europea UCITS IV2. La normativa citata si riferisce alla Direttiva sugli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) del 2009: consente agli organismi di investimento collettivo di operare liberamente in tutta l’UE sulla base di un’autorizzazione unica di uno Stato membro. La flessibilità, la trasparenza informativa delle quotazioni in tempo reale e la varietà degli ETF li rende uno strumento particolarmente interessante per strategie di investimento e/o trading, consentendo di migliorare e diversificare a basso costo la gestione del proprio portafoglio.

Quale è la fiscalità degli ETF?

Il decreto legislativo n. 44/2014, recependo la Direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi d’investimento alternativi, stabilisce che tutti i proventi generati dall’ETF sono assimilabili a redditi di capitale, mentre le eventuali minusvalenze (le perdite realizzate a seguito della compravendita di strumenti finanziari) vanno trattate come redditi diversi. Gli ETF possono generare proventi derivanti sia dal differenziale tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita (chiamati plusvalenze o capital gain), sia eventuali dividendi che sono erogati durante il periodo di possesso del fondo. In tema di minusvalenze va evidenziato che consentono una gestione efficiente della fiscalità, portando un valore aggiunto al portafoglio in quanto, quale credito fiscale, possono essere recuperate tramite la compensazione con successive plusvalenze nello stesso anno e nei quattro anni successivi. Si precisa che il credito fiscale può essere recuperato se si effettuano future operazioni sul medesimo dossier titoli: per esempio, il 31 Dicembre 2022 scadranno le minusvalenze del 2018, quindi sarà interessante recuperarle entro tale data. Il decreto ha stabilito che l’aliquota fiscale da applicare sui proventi derivanti dagli ETF è pari al 26%, sia per il capital gain che per i dividendi percepiti. In caso di ETF a distribuzione di interessi su Titoli di Stato italiani, ovvero di Paesi “White List” o emessi da enti sovrannazionali, l’aliquota passa dal 26% al 12,50%.

Come funziona la tassazione degli ETF?

Il possesso di ETF tramite un qualsiasi intermediario finanziario residente in Italia consente nella maggior parte dei casi l’applicazione diretta della tassazione attraverso il regime del risparmio amministrato. Si può anche richiedere all’intermediario l’opzione per il regime dichiarativo, che peraltro necessita di conoscenze sul funzionamento della tassazione e implica un certo onere dichiarativo. Una precisazione con riferimento agli ETF armonizzati e non: i primi sono quelli che soddisfano determinati standard informativi e di trasparenza validi per l’Europa, e sono pertanto soggetti a vigilanza nel proprio Stato di residenza. Si può fare anche la seguente distinzione relativa al regime amministrato che interessa gli ETF:

  • gli ETF armonizzati hanno una ritenuta fiscale a titolo d’imposta del 26% da parte dell’intermediario e nessuna indicazione in dichiarazione dei redditi, sia per i redditi da capitale che per i redditi diversi (in caso di ETF che replicano titoli di stato si applica la stessa tassazione del 12,50%);
  • gli ETF non armonizzati presentano invece due possibilità, ovvero:
    • redditi da capitale: ritenuta a titolo d’acconto del 26% da parte dell’intermediario, tali redditi sono da indicare in dichiarazione e soggetti ad aliquota marginale Irpef (per completezza, la tassazione ordinaria per scaglioni IRPEF parte dal 23% fino ad arrivare al 43% a seconda del livello di reddito raggiunto);
    • redditi diversi: ritenuta a titolo d’imposta del 26% da parte dell’intermediario, nessuna indicazione in dichiarazione dei redditi.

Esistono ETF su materie prime come oro e petrolio?

Gli ETF su materie prime esistono e vengono identificati anche come ETC (exchange-traded commodity): si tratta di uno strumento finanziario ibrido, in cui ci può essere l’investimento diretto nelle materie prime fisiche oppure in contratti derivati sulle stesse.

Dove si acquista un ETF?

Per negoziare un ETF è necessario inoltrare un ordine di acquisto/vendita tramite il proprio intermediario autorizzato (Banca, Sim o Broker) ad operare sul Mercato ETFplus: il canale più utilizzato è Internet (anche in autonomia attraverso servizi di Home Banking o apposite piattaforme per il trading online), tuttavia l’ordine può essere inviato anche chiamando il call center o il consulente bancario.

Quanto costa comprare un ETF in banca?

L’investitore in ETF deve tenere presente due componenti di costo se vuole acquistare un ETF in banca:

  • le Commissioni Totali Annue (TER, pagate in proporzione al periodo di detenzione dell’ETF) e trattenute ogni giorno, per la quota parte di competenza, dal gestore dell’ETF: ne consegue che i prezzi di acquisto/vendita su Borsa Italiana sono già al netto di tali commissioni;
  • le commissioni applicate dalla propria banca/Sim per la gestione ed esecuzione dell’ordine di acquisto o vendita sul mercato.

La gestione passiva rende l’investimento in ETF molto vantaggioso: basta considerare che il costo di gestione di un ETF di solito non supera lo 0,5%, mentre quello di un fondo attivo quasi sempre supera il 2%.

Quando si pagano le commissioni per un ETF?

Le commissioni sugli ETF sono pagate dall’investitore e addebitate ogni volta in cui si effettua una negoziazione. Per chi adotta una strategia di trading a movimentazione frequente si tratta di un onere non trascurabile: in tal caso devono essere valutati diversi intermediari, in modo da verificare quello che propone commissioni inferiori a parità di servizio offerto.

Si può comprare un ETF in autonomia?

La risposta è : per farlo occorre avere una certa dimestichezza e confidenza con sistemi informatici e le piattaforme abilitate alla completa gestione dell’ordine, ma conviene fare una puntualizzazione: gli ETF sono uno strumento relativamente semplice, tuttavia non è per tutti. Quando si decide di investire in ETF bisogna sempre ricordare che:

  • è necessaria una certa conoscenza dei mercati finanziari e delle dinamiche che li regolano;
  • va prima pianificata una strategia coerente rispetto ai propri obiettivi e alle proprie propensioni, anche rispetto a quotazioni in tempo reale che si muovono sensibilmente durante la giornata;
  • gli ETF vanno negoziati in coerenza con il proprio piano strategico di investimento e/o di trading;
  • operare con gli ETF non è un gioco, poiché competenza ed esperienza sono condizioni necessarie per costruire un portafoglio adeguato, che dia le giuste soddisfazioni nell’orizzonte temporale in cui si sceglie di agire.

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