Che cos’è un fido bancario?

Il fido bancario è un anticipo di denaro che la banca decide di concedere a un cliente, che necessita di disponibilità liquide aggiuntive.

L’impegno assunto da una banca a mettere a disposizione una somma, oppure ad assumere per conto del cliente un’obbligazione nei confronti di un terzo, risulta particolarmente funzionale per il mondo delle imprese.

Per le sue caratteristiche il fido rappresenta un’alternativa al tradizionale finanziamento e una soluzione concreta per avere subito liquidità, tuttavia bisogna avere ben chiaro il motivo per cui si ha bisogno di denaro, oltre che gli aspetti base, i vantaggi e gli svantaggi di questo strumento finanziario prima di farne richiesta pratica.

Prima però approfondiremo insieme un concetto base che mette molti in difficoltà: la differenza tra prestito e fido.

Qual è la differenza tra prestito e fido?

Prestito e fido bancario sono due forme di finanziamento, che hanno proprie caratteristiche differenti e peculiari, anche se spesso sono ritenute simili: l’aspetto in comune è rappresentato solo dal versamento di una somma di denaro da rimborsare, comprensiva di interessi maturati.

Vediamo brevemente in cosa consistono entrambi questi strumenti, per capire meglio le principali differenze.

Fido bancario: in cosa consiste e principali caratteristiche

Dietro la presentazione di dovute garanzie, dal punto di vista tecnico con il fido la banca mette a disposizione una somma sul conto del cliente, oltre il saldo disponibile e anche in caso di saldo negativo.

Il cliente affidato può anche usare solo una parte della somma richiesta, andando quindi a restituire alla scadenza prestabilita solamente l’importo utilizzato e gli interessi corrispondenti agli utilizzi effettivi.

L’operazione di fido viene richiesta per la gestione ordinaria e consente di soddisfare necessità di breve periodo: per le imprese può anche superare ampiamente la soglia dei 5.000 euro, che viene spesso indicata come la somma mediamente messa a disposizione dei privati.

Il fido è più costoso e spesso criticato per le spese elevate fra penali, commissioni, tassi extra-fido e interessi passivi in caso di prolungati periodi di scoperto.

Prestito bancario: principali caratteristiche e differenze con il fido

Quando si parla di prestito si tratta di un finanziamento di importo variabile, che il cliente si impegna a restituire mediante un piano di rientro prestabilito, costituito da una quota capitale e da una quota interessi, il tutto tramite rate con una determinata periodicità.

Diversamente dal fido questa soluzione per privati e imprese consente di ottenere cifre più alte, che vanno restituite indipendentemente dal fatto che siano state spese totalmente o meno, peraltro lo scopo del prestito è ben preciso, essendo considerato lo strumento di credito più idoneo a supportare investimenti sul medio/lungo periodo.

Come nel caso del fido sono previste garanzie e costi, ma in genere i tassi per i prestiti sono inferiori a quelli del fido, pur potendo variare da banca a banca.

Prestito Vs Fido: le 4 principali differenze

Per un immediato confronto ecco una sintesi delle quattro principali differenze tra fido e prestito:

  1. il prestito permette di ottenere cifre più alte ed è molto meno costoso;
  2. nei prestiti gli interessi si pagano sempre sulla somma globale erogata, mentre con il fido si va a preventivare una certa somma e a pagare gli interessi solamente sulla parte utilizzata; si parla di fido accordato per indicare la somma prestata e utilizzabile, e di grado di utilizzo per indicare la percentuale della linea di credito usata;
  3. si tratta di aspetti molto importanti nell’ambito della gestione della tesoreria: le imprese devono essere molto vigili e condurre frequenti analisi della Centrale Rischi;
  4. la differenza fondamentale sta nella finalità del finanziamento:
    1. per necessità di liquidità legate a spese correnti va bene il fido, facendo attenzione a non sconfinare oltre la soglia concessa;
    2. per esigenze di investimento strategico tipico delle aziende va preferito il prestito.

I diversi tipi di fido bancario

Le fonti e forme di finanziamento dell’impresa sono molteplici: semplificando e con riferimento ai debiti verso terzi, la prima distinzione è connessa all’orizzonte temporale della posizione di indebitamento. La spiegazione che segue è focalizzata sui debiti a breve termine.

Schema riassuntivo delle fonti di finanziamento per un'impresa

Un’importante differenza da far emergere subito è quella fra fidi temporanei a scadenza e fidi a tempo indeterminato chiamati fidi a revoca.

In epoca di concentrazioni bancarie, l’imprenditore deve fare anche delle considerazioni strategiche a partire dalle quali decidere, oltre che sulla dimensione temporale, anche su altri aspetti che possono contribuire a tutelare la continuità aziendale.

In sintesi ecco qualche suggerimento per le aziende che vogliono gestire al meglio i propri finanziamenti:

  • cercare di trasformare i finanziamenti a breve termine in prestiti a medio termine;
  • cercare di trasformare i fidi a breve da revoca a scadenza;
  • monitorare costantemente il rating interno e il grado di solvibilità basandosi sull’indice DSCR.

Nell’ambito del cosiddetto finanziamento a breve termine possiamo individuare diverse forme tecniche.

1 – Apertura di credito in conto corrente o fido di cassa

Nel caso dell’apertura di credito in conto corrente o fido di cassa la banca mette a disposizione del cliente una certa somma, che può essere:

  • a tempo determinato, ovvero il credito è valido fino ad una scadenza stabilita;
  • a tempo indeterminato (o a revoca), dove non esistendo una scadenza, il venir meno del fido dipende dall’esercizio della facoltà di recesso da parte del cliente o della banca.

Con l’apertura di credito il correntista può prelevare più di quanto versato, andando a debito con il saldo del conto, entro il plafond limite del fido accordato, inoltre l’utilizzo della somma a disposizione può avvenire attraverso più prelevamenti, in base alle esigenze di liquidità del cliente.

Anche il reintegro delle somme può avvenire in vari momenti successivi, per esempio quando c’è un susseguirsi di prelievi che intaccano il fido e versamenti di rimborso, ovvero un alternarsi continuo di movimenti discrezionali in addebito ed in accredito.

Per quanto riguarda i costi il fido di cassa comporta degli interessi, che vanno pagati generalmente con cadenza trimestrale. Ci sono due componenti tra gli importi da pagare di cui tener conto:

  • il tasso debitore (detto anche tasso del fido) da pagare sui saldi a debito, che è differente dal tasso più elevato addebitato per gli sconfinamenti;
  • la commissione sull’accordato, che per legge lo non può superare 0,50% trimestrale (cioè il 2% annuo) dell’importo del fido.

L’apertura di credito in c/c è molto flessibile riguardo le modalità di utilizzo e ciò comporta tre importanti vantaggi:

  1. interessi solo sulle somme effettivamente utilizzate, quindi se in un trimestre non si utilizza il fido c’è da pagare solo la commissione sull’accordato;
  2. discrezionalità su entità e tempistiche degli utilizzi e del rimborso tramite versamenti graduali o con un unico flusso;
  3. forma tecnica che si adatta perfettamente al conto corrente già aperto per le esigenze di cassa della famiglia o dell’impresa, non essendo necessario aprirne un altro.

Bisogna ricordare che l’apertura di credito non deve essere confusa con:

  • con gli scoperti di valuta, nei quali il correntista incappa a causa di valute sugli accrediti successive a quelle di prelevamento;
  • con gli sconfinamenti temporanei, che la banca può eccezionalmente concedere al suo correntista in momentanea difficoltà monetaria, quando ritiene comunque sicuro un pronto rientro della somma anticipata mediante l’autorizzazione dello sconfino.

Nella figura seguente viene mostrato un grafico di utilizzo del conto corrente affidato, rappresentativo della riserva di liquidità a disposizione dell’impresa costituita dalla differenza tra fido concesso e fido utilizzato.

Grafico di utilizzo del conto corrente affidato

Grafico di utilizzo del conto corrente affidato

2 – Strumenti autoliquidanti

Gli strumenti autoliquidanti sono detti anche asset based, poiché l’asset sottostante è il credito che l’azienda vanta nei confronti di clienti e/o altre controparti. Questa categoria è piuttosto ampia e riguarda quelle linee di credito che consentono lo smobilizzo dei crediti, che l’impresa richiedente vanta nei confronti di soggetti terzi.

Si possono distinguere, fondamentalmente, due categorie di affidamento: anticipo su fatture e presentazione effetti all’incasso salvo buon fine (Sbf).

Anticipo su fatture

L’anticipo su fatture è un importante strumento per liquidare i crediti commerciali, che riguarda le aziende che concedono ai propri clienti pagamenti dilazionati.

Questa operazione può essere articolata in anticipo fatture con cessione e senza cessione del credito: si parla di cessione pro-solvendo del credito quando l’impresa resta impegnata a pareggiare il conto anticipi in caso di mancato pagamento delle fatture.

All’apertura di un conto anticipi su fatture l’erogazione della somma anticipata sul c/c ordinario è pari a circa l’80% dell’importo totale delle fatture, con una differenza del  20% che è chiamata margine di garanzia.

Ricorda infine che per questo tipo di soluzione le fatture cedibili di solito hanno scadenza non oltre i 120 giorni.

Presentazione effetti (cambiari o non cambiari come le ricevute bancarie) all’incasso SBF

Le ricevute bancarie, note anche come Riba, sono molto più utilizzate per motivi di economicità e praticità in questi casi.

La presentazione degli effetti all’incasso salvo buon fine è un’operazione dove la riba viene utilizzata al dopo incasso, dunque il creditore trasmetterà al debitore la fattura indicando anche che seguirà la ricevuta bancaria, inoltre sempre il creditore, in contemporanea, invia alla propria banca la ricevuta bancaria già compilata.

Questo tipo di operazione comporta diversi vantaggi e possiede determinate caratteristiche, così riassumibili:

  • consente di velocizzare l’incasso dei crediti;
  • la banca valuta l’affidabilità dell’impresa e concede il cosiddetto castelletto Sbf, sulla cui entità pesa anche l’andamento storico degli insoluti;
  • gli effetti vengono presentati tramite la cosiddetta distinta e sottoposti a verifica di rispondenza dei requisiti formali;
  • l’impresa ottiene l’anticipo dell’intero valore nominale degli effetti;
  • la durata del finanziamento è legata alla scadenza delle Riba presentate all’incasso;
  • L’accredito e la disponibilità dell’importo avvengono su c/c alla presentazione con valuta futura, oppure su un conto anticipo Sbf;
  • se alla scadenza il pagamento non si concretizza, la banca addebita gli importi all’impresa cedente, dando vita ai cosiddetti insoluti.

Per quanto riguarda i principali componenti di costo si tratta di interessi, commissioni di incasso e oneri per insoluti (diritto fisso per le Riba, spese di protesto e commissioni di insoluto per gli effetti cambiari).

Fidi di firma

I fidi di firma sono quelli in cui la banca presta la propria firma di garanzia, come con l’avallo o la fideiussione. Si possono suddividere in fideiussioni del dare, che garantiscono il valore facciale del capitale da incassare, e le fideiussioni del fare, che garantiscono l’adempimento di lavori e prestazioni.

Fidi estero

I fidi estero sono quei fidi bancari che consentono di supportare le aziende nell’attività commerciale con l’estero, ovvero operazioni come i finanziamenti alle importazioni, gli anticipi fatture all’esportazione e le lettere di credito.

Fidi per derivati

I fidi per derivati si sono diffusi soprattutto nel corso degli ultimi anni. Riguardano le imprese che hanno bisogno di una linea di credito per iniziare l’operatività in derivati come future, swap e opzioni.

Fidi cosiddetti denaro caldo

Questo tipo di soluzione viene accordata di norma solo alla clientela di comprovato standing, che possiede un flusso di cassa stabile e prevedibile nel breve periodo.

Fidi per anticipazione bancaria

Con i fidi per anticipazione bancaria si intende un contratto con il quale la banca finanzia il suo cliente (anticipato), previa costituzione da parte di quest’ultimo di una garanzia sotto forma di pegno, generalmente di titoli pubblici.

La banca li valuta discrezionalmente per poi togliere una certa percentuale, detta scarto, e ciò che rimane è appunto l’importo dell’anticipazione bancaria.

Quest’ultimo è il valore da rimborsare alla scadenza del contratto, mentre l’affidato prende materialmente il valore attuale di questo importo, che tiene conto della durata e del tasso di sconto applicato.

Sconto cambiario commerciale

Con lo sconto cambiario commerciale la banca (detta scontante) anticipa al cliente (lo scontatario) il valore facciale di una cambiale prima della sua scadenza, previa deduzione di una somma a titolo di sconto, mediante cessione salvo buon fine della cambiale stessa.

L’operazione serve agli imprenditori per smobilizzare crediti che hanno nel loro portafoglio cambiali (pagherò o tratte accettate) ricevute dai propri clienti.

Sovvenzioni cambiarie

Le sovvenzioni cambiarie sono una forma di finanziamento a breve termine, con scadenza tra 1 e 6 mesi, che prevede il rilascio alla banca di un titolo esecutivo, detto cambiale pagherò, eventualmente caratterizzato dalla presenza di un avallo di un terzo garante.

L’entità del credito concesso dipende dall’affidabilità dell’impresa, valutata tramite un’istruttoria di affidamento con attenta verifica reddituale e patrimoniale.

Apertura di credito documentario per il commercio con l’estero

Nel caso dell’ apertura di credito documentario per il commercio con l’estero la banca assume nei confronti del suo cliente-ordinante l’impegno a effettuare una certa prestazione, a favore del soggetto-beneficiario residente all’estero: quest’ultimo deve presentare una serie di documenti esattamente corrispondenti a quelli indicati nel mandato ricevuto.

La finalità dello strumento è quella di evitare il rischio di inadempimento contrattuale delle due parti negli scambi internazionali, ovvero la mancata spedizione della merce e il mancato pagamento. Per esempio nel finanziamento import l’ordinante-importatore è l’azienda che acquista dal beneficiario-esportatore straniero.

Factoring

In caso di Factoring questa tipologia di contratto prevede che il diritto di credito venga trasferito alla società-factor che si occupa di anticipare l’importo, oltre a incassare e gestire i crediti dopo averne studiato il rischio.

Con il factoring:

  • l’impresa cede i suoi crediti commerciali al factor, che li paga in base ad una certa percentuale del loro presunto valore di riscossione e li incasserà alla loro scadenza, essendone diventata la legittima titolare;
  • il debitore ceduto si obbliga a pagare la banca cessionaria e non più l’impresa che gli ha venduto la merce.

Questa operazione si può distinguere in due tipi:

  • il factoring pro-soluto, ovvero con cessione definitiva del credito;
  • il factoring pro-solvendo, ovvero con cessione salvo buon fine, dove il cedente continua a essere responsabile del mancato pagamento dei crediti, quindi può essere chiamato a rispondere nell’ipotesi di inadempimento del debitore ceduto.

Come funziona un fido bancario?

Il fido bancario, inteso come riserva di denaro, permette di gestire il conto corrente in modo più flessibile: basta pensare a situazioni caratterizzate da spese non previste che, portando il saldo del conto corrente in negativo, aumentano le difficoltà finanziarie dell’impresa.

Vediamo adesso nello specifico come funziona, quali sono i requisiti e qual è la procedura per ottenerlo.

I requisiti per richiedere un fido in banca e le verifiche di affidabilità

L’azienda deve avere opportuni requisiti per richiedere un fido in banca, in termini di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale.

Gli Orientamenti dell’EBA (European Banking Authority) sottolineano che la banca deve valutare con attenzione la sostenibilità dell’indebitamento dell’azienda, oltre che la sua capacità di produrre reddito e flussi di cassa.

Ma quali sono le condizioni preliminari per la concessione del fido bancario? Fondamentalmente dipendono da tre fattori:

  1. da un’operazione documentabile da finanziare,
  2. dalla provata sostenibilità finanziaria dell’azienda,
  3. dalla facilità di reperire particolari informazioni e dalla chiarezza riguardo vari elementi dell’impresa stessa.

Nel caso del primo fattore, ovvero la valutazione di un’operazione documentabile da finanziare, in pratica è improbabile che il fido venga concesso per coprire delle perdite, mentre le possibilità aumentano se l’operazione aziendale collegata è descritta adeguatamente, anche con analisi previsionali che supportano la sua probabilità di successo.

Riguardo il secondo fattore per soddisfare le condizioni preliminari per il fido, la provata sostenibilità finanziaria dell’azienda è espressa dal cash flow della gestione caratteristica, nonché da diversi documenti come:

  • bilanci approvati, con indici in equilibrio;
  • budget e piani di business sostenibili in termini finanziari;
  • una Centrale Rischi senza segnalazioni;
  • andamentali positivi con riferimento ai futuri incassi dei crediti verso clienti;
  • informazioni chiare su altri finanziamenti e garanzie emesse.

Se dovessero mancare oppure questi elementi dovessero risultare non all’altezza, potrebbero essere chiesti il rilascio di garanzie o fondi di garanzia.

Con le ultime novità normative ricordiamo che l’EBA suggerisce di dare un peso maggiore ai dati e alle informazioni in ottica prospettica, piuttosto che alle garanzie reali o personali.

L’ultimo fattore per soddisfare le condizioni preliminari, infine, è la facilità di reperire particolari informazioni e dalla chiarezza riguardo vari elementi, che sarebbero:

  • l’identificazione documentata del titolare effettivo;
  • la storia creditizia come indicatore della fiducia verso il cliente, infatti un’impresa iscritta nel registro dei cattivi pagatori insinua preoccupazioni nella banca, così come la presenza di protesti o altre pregiudizievoli sulla persona fisica dell’imprenditore o sulla persona giuridica possono limitare l’accesso a un fido bancario.

Una serie di controlli permette di stimare l’affidabilità del cliente: in genere, l’istituto di credito ricorre a banche dati come quelle della Centrale dei rischi, di Cerved, di Crif o della Camera di Commercio, potendo comunque fare integrazioni tramite altre indagini.

Con riferimento a una persona fisica, di solito la banca valuta fra gli altri questi due fattori: il suo reddito e la stabilità lavorativa.

La procedura per la richiesta

Dopo che il cliente-azienda compila l’apposito modulo per la richiesta di fido bancario ci sono tre passaggi fondamentali:

  1. l’istituto avvia l’istruttoria per valutare la richiesta e la capacità di restituzione, questa operazione è simile a quella necessaria per la concessione di un prestito, pur ricordando la diversità fra i due prodotti;
  2. al termine dell’istruttoria la banca comunica l’esito;
  3. prima di sottoscrivere il contratto è importante comprendere bene le condizioni applicate e i costi, in effetti lo sconfino del fido comporta l’applicazione delle cosiddette commissioni di massimo scoperto, inoltre in certi casi la banca può decidere di revocarlo.

Tempi di erogazione e rientro

La tempistica per il fido bancario varia da qualche giorno a circa un mese: oltre 30 giorni si può pensare che la domanda stia incontrando serie difficoltà, e dunque che il fido potrebbe non essere concesso.

La banca sa che lo strumento è imprescindibile per il mantenimento dell’equilibrio fra entrate e uscite, tenuto conto delle dinamiche finanziarie fra spese crescenti e ritardi nei pagamenti da parte dei fornitori: gli affidamenti sono fondamentali per garantire la liquidità e, quindi, la stessa continuità operativa di gran parte delle piccole e medie imprese del nostro Paese.

Sappiamo che con il fido bancario è possibile prelevare denaro dal proprio conto, entro i limiti della somma pattuita: l’istituto di credito, ovviamente, tiene conto anche degli interessi passivi andando a definire, eventualmente, un piano di rientro agevolato a rate e le tempistiche riferite al saldo da rimborsare, se l’azienda correntista è in uno stato di tensione finanziaria.

Il fido bancario può essere a tempo determinato oppure indeterminato soggetto a revoca. Superato il periodo di tempo concordato, l’istituto di credito richiederà il rientro del fido bancario concesso entro 15 giorni.

Dal punto di vista del Testo Unico Bancario la materia non è disciplinata, tuttavia la revoca deve rispettare i principi di diligenza, correttezza, ragionevolezza e buona fede che regolano i rapporti contrattuali: se il cliente non le riscontra può procedere alla contestazione e alla richiesta danni.

I costi del fido in banca

I costi per il fido bancario sono legati ai tempi per la restituzione: quanto più sono elevati, tanto maggiori saranno i tassi di interesse applicati dalla banca.

Naturalmente vanno a incidere anche le commissioni:

  • è importante raccogliere tutte le informazioni in merito e fare dei calcoli di convenienza, visto che è la banca a definire questi aspetti quantitativi;
  • la commissione di affidamento secondo le disposizioni legate alla tassa CDF: la Commissione Disponibilità Fondi può arrivare a un massimo dello 0,50% trimestrale sulla somma messa a disposizione, per un costo annuale del 2%; sottolineiamo che sono esclusi i finanziamenti chirografari e i mutui ipotecari;
  • nel caso di prelevamenti oltre i limiti o in mancanza di fido, viene applicata la cosiddetta commissione di istruttoria veloce fissa, che di solito si applica quando lo sconfino è pari o supera i 500 euro, e quando va oltre sette giorni consecutivi;
  • attenzione che sono nulle le clausole che prevedono altri oneri, anche se questo non ha conseguenze sul rapporto contrattuale con apertura di credito.

Un esempio pratico di come funziona un fido bancario

In termini pratici con il fido la banca concede un’apertura di credito, ovvero non eroga la somma X concordata, ma offre la possibilità al cliente di “andare in rosso” o “andare sotto” per l’importo dell’affidamento accordato.

Per fare un esempio pratico, se la cifra stabilita è pari a 8.000 euro significa che l’azienda potrà usufruire di una cifra fino a tale soglia, anche se ha un saldo in conto pari a zero.

Con questa facoltà di prelevare denaro oltre quanto presente e nei limiti pattuiti sappiamo che:

  • il cliente dovrà ripristinare la somma secondo le tempistiche previste dalla banca;
  • quest’ultima calcolerà gli interessi passivi e potrà definire un piano di rientro a rate, con il quale tutto il debito viene estinto, cosicché la banca può incassare anche degli interessi e l’azienda può estinguere la posizione debitoria poco alla volta.

Considerazioni e calcoli di convenienza per un’impresa

In linea di massima possiamo esaminare due scenari abbastanza comuni: il fido bancario come soluzione conveniente e quando invece non conviene.

Il fido bancario come soluzione conveniente

Nonostante gli avanzati strumenti per la gestione automatizzata della tesoreria, le altalene nei flussi di cassa, l’eventuale ritardo nei pagamenti da parte di un importante fornitore e difficoltà di stima dei flussi finanziari prognostici complicano anche la gestione puntuale dei saldi bancari di un’impresa.

L’eventualità che il conto corrente passi in negativo va tenuta sempre presente, quindi anche la necessità di adottare delle contromisure porta a considerare il fido bancario come una valida soluzione.

Il fido bancario non conviene?

Potrebbe accadere che l’azienda possa contare su una certa solidità finanziaria, quindi l’eventualità che il conto vada in rosso si dimostra essere remota.

In realtà la necessità di essere flessibili nella copertura dei fabbisogni finanziari di breve periodo implica che il disporre di linee di credito adeguate è assai rilevante, per riuscire a sfruttare in modo conveniente la bancabilità dei crediti commerciali.

FAQ su Fido Bancario

Quanto fido posso chiedere?

Tramite un fido bancario si può ottenere una somma specifica più o meno consistente: in realtà, molte banche cercano di garantire liquidità aggiuntiva proponendo linee di credito flessibili e adatte alle peculiari esigenze del cliente. In taluni casi il correntista può anche modificare successivamente la scelta secondo determinate tempistiche, senza sottoscrivere un nuovo contratto e senza commissioni.

Quanto costa un fido di 5000 euro?

Gli aspetti principali da considerare sono i seguenti.

  • Il tasso di interesse viene applicato solo sulla somma di denaro usata: può essere che il tasso sia il medesimo indipendentemente dall’importo, perlomeno se questo è intorno ai 5-10 mila euro.
  • Esiste una commissione/canone fisso differente, a seconda della somma che si sceglie di avere come copertura massima.

Facciamo un esempio pratico: un’importante banca nazionale prevede un canone mensile, che è equivalente alla commissione per la messa a disposizione immediata di fondi (DIF), applicata in misura proporzionale alla cifra messa a disposizione e alla durata del fido.

Cosa vuol dire nella pratica? Che è un fido della durata di tre mesi concesso per 6.000 euro ha un canone di 10 euro al mese. La commissione DIF è una provvigione di conto, che va pagata per la disponibilità delle somme, anche se non dovessero essere utilizzate.

Cosa ci vuole per avere un fido per una persona fisica?

In genere è necessario accreditare lo stipendio o la pensione presso la banca e mantenerli per tutta la durata del rapporto: naturalmente, la concessione è subordinata alla valutazione del merito creditizio secondo i parametri definiti dall’istituto.

Dal punto di vista documentale, al lavoratore dipendente è richiesta l’ultima busta paga, al libero professionista il modello UNICO e al pensionato l’ultimo cedolino della pensione, mentre al richiedente straniero non comunitario il permesso di soggiorno.

Cosa ci vuole per avere un fido per un’azienda?

Le banche apprezzano che ci sia un flusso operativo-finanziario, perché questo aiuta le imprese a gestire gli utilizzi in maniera efficace, quindi è consigliabile e spesso indispensabile che:

  • la richiesta sia correlata ad un attivo a breve sottostante, come possono essere i crediti: quanto più questo attivo è liquido ed esigibile, tanto minore sarà il rischio per la banca, pertanto sarà più agevole ottenere l’affidamento;
  • i pagamenti da finanziare partano dal conto presso l’istituto che concede il fido;
  • gli incassi siano opportunamente canalizzati sul conto della stessa banca.

Quanto tempo ci vuole per avere un fido in banca?

Di solito non servono tempi lunghi, anche se ovviamente tutto è condizionato dal fatto di rispettare i requisiti definiti dalla banca: questa effettua tutti i controlli del caso e, anche se l’erogazione può variare in relazione alla banca selezionata, in genere il tempo di attesa ottimale si aggira sui 15-20 giorni.

Chi decide il fido?

Il cosiddetto Ufficio Fidi si occupa di misurare e giudicare l’affidabilità creditizia, completando la fase di istruttoria con la quale valuta tutte le informazioni raccolte ed esprime un punteggio di sintesi chiamato credit score.

Grazie alle nuove tecnologie sono disponibili piattaforme che misurano la solvibilità assegnando un certo rating come misura del merito di credito. In sintesi l’istituto si basa su elementi:

  • oggettivi, dati del cliente e banche dati;
  • soggettivi, ovvero informazioni che dipendono dalla credit policy.

Cosa succede se non si paga il fido?

Quando il cliente va oltre l’importo concesso a credito si parla di sconfinamento del fido: la conseguenza è la richiesta da parte della banca di rientrare immediatamente, ma può verificarsi anche la repentina revoca.

Nel momento in cui non si è proprio nelle condizioni di ripagare il fido ottenuto, c’è il passaggio alle vie legali con la messa in mora del debitore e quindi l’azione esecutiva, potendo arrivare al rischio del pignoramento e dell’esproprio dei beni.

Come uscire da un fido bancario?

Nel caso di fidi bancari a tempo indeterminato, entrambe le parti possono recedere dal contratto mediante preavviso nei termini stabiliti o, in mancanza, entro 15 giorni. Talvolta è la banca che si trova costretta alla revoca di un fido, a fronte di una legittima motivazione: questo può succedere, per esempio, quando il rating del cliente è peggiorato, ovvero non fornisce più le garanzie in termini di solvibilità.

Può succedere anche che sia il cliente a decidere di tornare sui suoi passi: per chiudere un fido bancario è sufficiente presentare una richiesta di recesso dal contratto, oltre che saldare tutti gli interessi e commissioni dovuti fino a quel momento.

Hai già chiesto un finanziamento in banca?