Cosa si intende per filosofia di investimento?

Il punto da cui partire è definire cosa si intende per filosofia di investimento: si tratta di un insieme di credenze e idee su come funzionano i mercati e sulle modalità di azione, che permettono di trarre dei benefici dai loro tipici meccanismi, in relazione ad uno o più obiettivi di investimento.

Investire ha una grande attinenza con il riflettere. La filosofia di investimento è un concetto relativamente complesso, in quanto comprende tre aspetti:

  • le nostre convinzioni personali sulla natura del funzionamento dei mercati;
  • il metodo utile a sfruttarne le dinamiche;
  • i tratti individuali, in pratica quello che si potrebbe definire il temperamento di un investitore.

Chi ha una chiara filosofia di investimento, in genere, ha anche una grande fiducia in se stesso e una forza interiore tale da favorire un’indipendenza di pensiero, piuttosto che la tendenza a fare affidamento ad una sorta di group think o pensiero istituzionale e a una verità comunitaria, che porta a distrarsi rispetto all’azione di autoriflessione, che favorisce la crescita personale.

Warren Buffett dice che quando quelle tre dimensioni sono in armonia, allora si può arrivare a dire che l’investitore è dotato di una Money Mind.

E la Money Mind è consapevole di quanto è importante mantenere e proteggere la forza mentale che permette pensiero e azioni indipendenti e la capacità di resistere al pensiero di massa, divergente dal pensiero individuale.

La fiduciosa convinzione nella propria visione è il cuore della Money Mind: è questa che favorisce i buoni risultati, ma è anche ciò che implica a livello individuale delle situazioni psicologico-sociali non facili.

In genere l’investitore è costretto a operare in solitudine e viene visto come un anticonformista: nella pratica, gli investitori di successo sono coloro che, quando inseriscono l’ordine di acquisto/vendita, rimangono soli con la lora decisione.

Citare la saggezza filosofica di Warren Buffett sintetizza e fa capire come il successo negli investimenti finanziari sia molto più probabile se opportuni principi filosofici si combinano con un metodo.

«Per investire con successo… Serve un impianto concettuale solido per prendere le decisioni e la capacità di impedire che le emozioni corrodano quella struttura portante».

Principi filosofici: un approfondimento

Lo stato mentale più indicato per l’investitore è quell’imperturbabilità, ossia la capacità di raggiungere una tranquillità d’animo, un’equanimità nel senso di assenza di preoccupazioni e sofferenze, rispetto a quegli elementi della vita rispetto ai quali non si ha controllo.

Facendo sempre riferimento all’architettura filosofica di Warren Buffett, l’atteggiamento equanime riguardo all’attività di investimento, ovvero imparziale perché senza passioni o pregiudizi, attiene a questi concetti basilari, collegati strettamente tra loro:

  • se non si è abbastanza convinti di capire e valutare – meglio del mercato – l’azienda sui cui si pensa di investire, allora forse conviene rinunciare e nemmeno iniziare;
  • questo perché? Se si è studiata l’azienda e se n’è compreso il valore, allora la conseguenza diretta è che si dovrebbe essere sostanzialmente insensibili ai movimenti frenetici del mercato azionario nel breve periodo;
  • la realtà è invece che, molto spesso, chi non ha una solida filosofia non sa distinguere fra prezzo e valore e, quindi, osserva con avidità i prezzi in salita e con ansia i prezzi in discesa. In questi casi gli investitori che non riescono a distaccarsi dalle oscillazioni del mercato saranno preda dell’emotività e questa tenderà a far loro prendere decisioni scorrette, tali da penalizzare il rendimento del proprio portafoglio.

Per riassumere l’investitore dotato di un’adeguata mentalità farà progressi nei suoi investimenti quando saprà abbinare due fattori chiave:

  1. la capacità di ben giudicare il valore intrinseco dell’impresa di cui pensa di diventare azionista;
  2. la capacità di isolare il suo pensiero e comportamento da quello della massa del mercato, perché fondamentalmente caratterizzato da emozioni spesso contagiose e improduttive.

Questo significa avere quel sistema di pensiero e azioni indipendenti di cui si parlava prima, e che implica che la probabilità di successo dell’investitore intelligente è direttamente collegata al proprio sforzo di rimanere isolato e riflettere in maniera indipendente.

Come sviluppare una filosofia di investimento? 

Forse l’idea prevalente di investitore di successo è quella di un individuo dotato di un QI stratosferico che realizza profitti, particolarmente bravo in matematica finanziaria e abile a progettare formule magiche e a utilizzare sofisticati programmi informatici.

Ciò che stiamo per rivelarti potrebbe sorprenderti, ma le qualità e gli interessi fondamentali e comuni fra gli investitori del calibro di Warren Buffett sono le seguenti:

  • fiducia nel pensiero indipendente,
  • obiettività e realismo,
  • profonda passione per materie quali la storia,
  • la letteratura e la scienza.

Una figura della stessa portata di Warren Buffet è quella di Charles Thomas Munger: dal 1978 entrambi hanno iniziato a collaborare e ancora oggi sono ai vertici di Berkshire Hathaway, un’holding statunitense fra le più grandi a livello mondiale, che partendo dal settore assicurativo adesso possiede una gamma di imprese in diversi settori.

Come descrivere dunque Munger? È un uomo con una cultura vastissima. Questo è uno dei suoi principi di fondo: per diventare saggi non è necessario essere esperti in ogni singola materia, piuttosto serve una comprensione basilare dei principali modelli mentali, che agiscono nelle varie branche del sapere.

Munger parla di studio umanistico degli investimenti, inoltre è convinto che non possa prescindere da approfondimenti in varie materie.

Materie da approfondire per sviluppare una filosofia di investimento secondo C. Munger, socio e partner di W. Buffett

La fisica

In questo ambito è molto importante il concetto di equilibrio, e nei sistemi fisici i cambiamenti tendono a produrre reazioni che spingono il sistema a tornare verso una situazione di prevedibile equilibrio. In particolare, in ambito economico, quando c’è coerenza nei principi chiave della domanda e dell’offerta si dice che il sistema è in equilibrio.

La biologia

Una parte degli studiosi concepisce l’economia e i mercati finanziari da questo punto di vista, piuttosto che da quello della fisica. Questo filone interpreta i mercati come sistemi naturali, dove i feedback circolari tendono a spingere verso direzioni nuove e non prevedibili. La caratteristica tipica di tali sistemi, come il mercato azionario, è la mancanza di equilibrio stabile.

La sociologia

Il sistema sociale ottimo è quello formato da agenti con mentalità eterogenea: quando tende a prevalere l’uniformità, allora il sistema tende a diventare instabile. Il caso eclatante si ha allorquando si gonfiano e poi scoppiano le cosiddette bolle finanziarie.

La matematica

Tramite la teoria delle probabilità si riesce ad aggiornare le convinzioni personali e quindi aggiustare il proprio modello cambiando le probabilità degli output ottenuti: nel mondo finanziario significa passare dalla stima dei cash flow futuri alla determinazione del valore intrinseco di quell’azienda.

La filosofia

Attraverso le parole si cerca di proporre una spiegazione degli eventi. Nello specifico conviene prestare molta attenzione alla corrente filosofica del pragmatismo, diffusasi a partire dagli Stati Uniti, di cui parleremo dopo in questo articolo.

La psicologia

Si parte da qui per comprendere che, in genere, gli sbagli e i fallimenti delle persone iniziano da errori di pensiero racchiusi in passi falsi di tipo psicologico.

Per sintetizzare si può dire che nella società moderna la logica del fallimento arriva dal pensiero strategico nelle situazioni complesse: la psicologia dei processi decisionali impone di pianificare e agire in contesti difficili, in cui si arriva a sbagliare e fallire in modo progressivo.

L’idea è che, in sostanza, il fallimento non sia la risultante di un unico grande errore, quanto piuttosto la conseguenza e la sommatoria finale di un insieme di decisioni scorrette prese nel corso del tempo.

Le tre dimensioni chiave della Money Mind

Le analisi e considerazioni di Munger sintetizzate prima ci aiutano a identificare le tre dimensioni principali della Money Mind, che possono aiutare anche un investitore medio a dotarsi di una mentalità con cui è più agevole ottenere il successo negli investimenti.

La dimensione psicologica

Le prime ricerche di Munger sulla psicologia dei processi decisionali del 1948 risalgono a circa quarant’anni prima degli scritti moderni (quelli del 1982), e in particolare alle proposte di Daniel Kahneman e Amos Tversky su due temi:

  • quello degli errori sistematici legati alla struttura del meccanismo cognitivo nei giudizi e nelle attività di previsione delle persone;
  • quello del processo decisionale in situazioni di incertezza, così da arrivare a una teoria psicologica che consentisse di spiegare come sono prese le decisioni in caso di alternative di rischio semplici.

Il riferimento è alle tematiche note come economia e finanza comportamentale, che approfondiremo in futuri articoli.

Munger aveva già proposto una lista dei tipici errori di pensiero, con i relativi antidoti per evitare errori e migliorare i processi decisionali e la psicologia degli investimenti.

A suo parere l’utilizzo corretto del sistema psicologico proposto consente la diffusione della saggezza e della buona condotta, inoltre permette di evitare un disastro più facilmente.

La questione è che nonostante questi concetti arrivino da tempi lontani, e poi ulteriormente approfonditi nell’epoca moderna, le capacità di pensiero non si sono concretamente affinate e il motivo è ben preciso: le persone non riescono ad evitare gli errori perché tendono a prendere scorciatoie mentali.

Si dice che le persone fanno uso di euristiche, ovvero strategie efficienti per semplificare decisioni, quando le informazioni sono incomplete e i problemi sono di tipo complesso. In ambito psicologico le euristiche sono semplici regole, che si è verificato tendono ad essere adottate in quanto il sistema cognitivo umano non è capace di usare complicati processi algoritmici; quindi, per arrivare a dare giudizi, ognuno di noi ha bisogno di criteri che semplificano le valutazioni.

Nel mondo degli investimenti la difficoltà di chiarire complesse interrelazioni fra le variabili del sistema socio-economico finanziario induce l’essere umano a semplificare, ma questa “economia di pensiero” rappresenta proprio la scorciatoia che produce i problemi nelle decisioni.

La dimensione della razionalità

Il concetto base suggerito da Munger e su cui sarebbe bene riflettere è il seguente: la razionalità non va pensata solamente come un’idea astratta, ma come una bussola che guida, anche dal punto di vista morale, decisioni e azioni.

In termini teorici tutte le persone alternano due approcci per aumentare le proprie conoscenze: le esperienze dirette, che forniscono la conoscenza a posteriori, e la razionalità, intesa come pensiero deduttivo che fornisce la conoscenza a priori.

In termini pratici Buffett e Munger convergono proprio nella definizione maggiormente diffusa, ovvero l’idea che una persona sia razionale quando ragiona, usa la logica o il buonsenso. Bisogna prestare attenzione su questo punto, perché non sono solamente inutili accezioni filosofiche.

In realtà aiutano nelle decisioni pratiche suggerendo che anche per una Money Mind è importante tenere conto di entrambi i criteri: come mente razionale bisogna saper considerare e unire le conoscenze a priori e le esperienze a posteriori.

5 Consigli e suggerimenti razionali per l’investitore di lungo periodo

Alla luce di quanto detto in precedenza, ecco 5 consigli e suggerimenti interessanti per l’investitore intelligente di lungo periodo:

  1. cerca di essere razionale, focalizzati su ottime aziende a prezzi di mercato equi, piuttosto che su imprese più o meno buone offerte a prezzi che sembrano super convenienti;
  2. presta attenzione a quelle aziende con prezzo di borsa più basso rispetto al ragionevole valore intrinseco: è il cosiddetto margine di sicurezza;
  3. cerca di essere razionale ed empirico contemporaneamente, nel senso pratico di comprendere come funzionano le cose, ricercandone anche il perché: quando diventi azionista, dovresti dedicare del tempo per diventare veramente consapevole di cosa c’è dietro le attività produttive/commerciali di quell’azienda, qual è la sua mission e la sua vision, dunque dovresti essere un po’ investitore e un po’ uomo d’affari;
  4. la razionalità si può imparare e non si improvvisa: necessita di impegno ed è il risultato di un processo che richiede del tempo. Questa è un’ottima notizia anche per il risparmiatore medio, ovvero per tutte le persone che nel loro piccolo desiderano migliorare la propria cultura ed educazione finanziaria e nelle decisioni di investimento, infatti, si può dire che l’essere razionali è una sorta di precondizione per avere successo quando si investe il proprio denaro.

La dimensione del pragmatismo

Avevamo fatto un cenno alla corrente filosofica del pragmatismo, evidenziando l’importanza delle parole quando si cerca di proporre una spiegazione agli avvenimenti.

Il pragmatismo tipicamente americano è una filosofia che non si basa su idee astratte e standard assoluti, bensì sui risultati. Una persona pragmatica è in grado di adottare una nuova opinione preservando le vecchie, senza che questo crei un condizionamento o dei pensieri negativi. In sintonia con il linguaggio dei nostri giorni, si può dire che il pragmatico è colui che è dotato di flessibilità, ovvero della capacità di mediare fra vecchie e nuove opinioni ed esperienze senza essere rigido.

Focalizzarsi sulle cose che funzionano veramente e che permettono il raggiungimento di determinati obiettivi è un principio valido, assieme alla razionalità, perché è fondamentale per continuare ad avere successo.

Adottando tali principi la conseguenza concreta è che l’investitore analizza e decide con una mente sana, comprendendo con più facilità anche qual è il valore finanziario connesso ad una certa convinzione, in funzione della sua esperienza pratica.

In conclusione l’investitore con un’adeguata mentalità finanziaria sa apprezzare le conoscenze come guida nei suoi ragionamenti e nelle sue decisioni operative, ma è anche capace di comprendere l’importanza di rimanere umile, perché è consapevole di non sapere tutto e, quindi, di quanto sia fondamentale un atteggiamento concreto, orientato all’apprendimento continuo.

È proprio questo che aiuta a non cadere in una delle trappole già messe in evidenza parlando di convenienza ad investire con un’ottica di lungo periodo, che riteniamo importante ripetere: «I rischi derivano dal non sapere che cosa stai facendo», come ha detto Warren Buffett.

Dall’approccio standard all’investimento business-driven: la premessa

Un possibile confronto tra approccio standard e modello business driven può partire da due concetti chiave oramai noti:

  1. l’orizzonte temporale degli investimenti;
  2. l’influenza dell’emotività e degli errori comportamentali.

La pietra angolare della filosofia di investimento di Warren Buffet può sintetizzarsi tramite questa frase di uno dei suoi principali maestri, ovvero Ben Graham: «L’investimento più intelligente è quello gestito come se fosse un’azienda».

L’assunto di base è che nel mondo finanziario e degli investimenti il temperamento di un imprenditore sia molto superiore rispetto a quello di uno speculatore, ma nonostante questo, semplicemente osservando le dinamiche quotidiane dei mercati, si nota come spesso venga data priorità o ampio peso ai movimenti dei prezzi giornalieri, in particolare per chi fa trading intraday la focalizzazione viene posta nei movimenti minori e nei dati rilevati al minuto.

Non bisogna nemmeno trascurare il peso degli algoritmi di trading ad alta frequenza, ovvero sistemi decisionali quantitativi che valutano e generano numerosi ordini sul mercato, con una velocità impossibile per l’uomo.

In ogni caso, per non perdere di vista il punto cruciale, va ricordato che le notizie diffuse ogni giorno rischiano di offuscare i dati finanziari fondamentali dell’azienda, che sono determinanti per un giudizio delle prospettive e del valore a lungo termine. Chi si fa travolgere da questo rumore di fondo rischia i ben noti errori emotivi e comportamentali.

Warren Buffett arriva a dire che, pur se importanti per mostrare le tendenze, le quotazioni dei mercati azionari non sono strettamente necessarie per il successo dell’investitore che opera in modo intelligente: bisognerebbe concentrarsi di più sulle relazioni attuali e prospettiche fornite dalla proprietà e dal management aziendali, rispetto a ciò che succede giornalmente in termini di fluttuazioni di mercato.

In questo senso il suggerimento è quello di orientare il focus verso la cosiddetta zona degli investimenti, piuttosto che verso la zona del mercato.

A questo punto possiamo passare al confronto fra i due approcci agli investimenti. Come anticipato, lo faremo proponendo di dirigere l’attenzione verso due temi chiave: orizzonte temporale ed emotività.

Investitore che ha sviluppato una filosofia di investimento vincente

1 – L’aspetto chiave dell’orizzonte temporale, fra i concetti basilari di rischio e rendimento

Nel Metodo Standard (MS) le variabili cruciali per valutare la bontà di una decisione di investimento legate in maniera inestricabile sono il rischio e il rendimento.

Viene data grande rilevanza alla volatilità dei prezzi come unità di misura del rischio di un titolo: nella pratica si va a calcolare la varianza per stimare la variazione percentuale del prezzo dello strumento finanziario nel corso del tempo, arrivando a concludere che un titolo molto volatile sia anche un titolo molto rischioso.

Il punto è che vi è una importante differenza fra minusvalenza, ovvero perdita temporanea di breve periodo connessa all’andamento dei prezzi di mercato, e perdita permanente del capitale: nasce così un modo diverso di interpretare il rischio finanziario, andandolo a collegare al valore aziendale intrinseco stimato.

Nella filosofia di investimento business-driven (MIBD) sappiamo che il rischio dovrebbe essere legato alla possibilità concreta di subire un danno, quando si sbaglia a giudicare i fattori fondamentali che influenzano il valore dell’impresa nel lungo periodo, senza farsi condizionare dalle oscillazioni delle quotazioni di mercato, erratiche e/o legate a considerazioni di tipo tecnico, come il trend e il momentum.

Questi fattori fondamentali e critici esprimono, con un certo grado di certezza, le valutazioni che si possono fare riguardo le caratteristiche economiche dell’azienda, le capacità del management di impiegare in modo saggio i flussi di cassa prodotti e di realizzare appieno il potenziale, e infine l’esistenza del margine di sicurezza fra prezzo di mercato e valore intrinseco.

Attenzione però, perché secondo la filosofia di investimento MIBD il rischio è connesso decisamente all’orizzonte temporale, per due motivazioni:

  • quando si pensa di acquistare un titolo oggi per rivenderlo a brevissimo termine, allora si è effettivamente entrati in una negoziazione rischiosa e di tipo speculativo, perché dipende dalla capacità di prevedere i movimenti dei prezzi nel breve termine.
  • quando invece si compra con il fine di mantenere il titolo, secondo una strategia buy and hold su un orizzonte temporale pluriennale, allora la rischiosità diminuisce, a patto che sia stata fatta un’attenta selezione dell’azienda prima della decisione di acquisto.

A sostegno, possiamo aggiungere che recenti studi hanno confermato che l’approccio migliore agli investimenti è quello basato sulla gestione di un portafoglio, diversificando in un certo numero di titoli (accuratamente selezionati come prospettive future in termini di fatturato e utili) e limitando il numero di negoziazioni (basso tasso di rotazione).

2 – La questione dell’emotività e degli altri errori comportamentali

Nel MS le decisioni di investimento tendono a dipendere dalla maniera in cui una persona affronta le emozioni connesse alla volatilità dei prezzi: spesso il piccolo risparmiatore (ma non solo), semplicemente per la sua natura umana, viene condizionato da pregiudizi comportamentali e compie alcuni errori operativi, le cui cause possono essere così classificate:

  • lasciarsi prendere dall’emotività: paura e avidità, combinate alla naturale propensione a seguire il gregge;
  • ci sarebbero momenti corretti per essere nel mercato e altri per esserne fuori: in realtà ci sono studi statistici che mostrano che il market timing nel lungo termine non funziona, perché le masse si sbagliano continuamente, i media forniscono notizie che talvolta non aiutano a fare chiarezza e anche gli analisti/economisti possono incorrere in previsioni sbagliate, visto che i loro modelli non riescono a tenere conto della molteplicità di variabili che vanno a incidere sul tema della futura prevedibilità delle quotazioni di mercato;
  • fraintendere le prestazioni e le informazioni finanziarie: solo per citare due fraintendimenti, credere che le performance passate di un certo tipo di investimento influenzano quelle future e credere che il mercato si preoccupi dell’oggi. In realtà, il mercato azionario si preoccupa solo di una cosa, ovvero i guadagni previsti dall’attività dell’azienda selezionata. Il prezzo delle azioni è una sorta di riflesso del potere di crescita di un’impresa, il resto è rumore.

Attenzione però, perché le decisioni dei risparmiatori nel MS tendono anche a perdere di vista l’ottica di lungo termine, per ricercare costanti performance sull’orizzonte a breve molto influenzate da componenti speculative, oppure tendono ad accettare, come principio guida, la teoria moderna del portafoglio e l’arbitraggio con un breve orizzonte temporale.

Principi guida nel MIBD 

Nel MIBD i principi guida sono i seguenti:

  • focalizzarsi sul rendimento economico delle aziende-titoli che si possiedono, facendo tesoro della crescita composta a lungo termine: in questo senso giocano a favore i dividendi distribuiti e reinvestiti, e l’aumento dei profitti e il loro reinvestimento;
  • la volatilità dei prezzi va utilizzata come fonte di opportunità;
  • c’è la convinzione che nel lungo periodo i pesi e i veri valori emergeranno, andando quindi a bilanciare eventi e ribassi correttivi che certamente si potranno verificare;
  • l’approccio mentale è fondato su una profonda consapevolezza delle differenze fra investimento (focus su dimensioni e variabili fondamentali) e speculazione (focus sull’attività di prevedere la psicologia del mercato);
  • l’approccio operativo si basa sull’arbitraggio in un’ottica temporale di lungo termine.

Perché l’approccio orientato al business? 

In conclusione pensiamo possa essere utile mettere in evidenza le principali motivazioni che portano a privilegiare l’approccio seguito da un investitore di successo come Warren Buffett e che possono portare dei vantaggi anche ai piccoli risparmiatori.

In sintesi gli aspetti positivi hanno a che fare con due tipologie di fattori, che illustreremo di seguito.

Benefici sul fronte operativo

  • Chi sceglie l’approccio standard sarà sempre alla ricerca di consigli per investire ed evitare la speculazione, ma avrà grandi difficoltà a trovare qualcuno che si prenda veramente la responsabilità di distinguere fra investimento e speculazione, in modo da aiutarlo in concreto a prendere le decisioni migliori. In genere per minimizzare la varianza avrà portafogli molto diversificati e caratterizzati da alta frequenza di acquisti e vendite: i costi per commissioni potrebbero essere penalizzanti.
  • Chi invece preferisce l’approccio orientato al business saprà concentrarsi sui fondamentali dell’azienda, senza speculare e senza agire in relazione alle previsioni sui futuri prezzi di mercato. Per quanto riguarda i portafogli, questi saranno focalizzati su aziende di valore, con basso tasso di rotazione per trarre vantaggio dalla crescita economica composta.

Benefici di tipo mentale ed emotivo

Visto che viene suggerito di dare importanza secondaria alla performance dei prezzi a breve termine, preferendo invece il progresso economico di lungo periodo facendo attenzione ai cosiddetti utili prospettici dell’azienda di cui si possiedono i titoli, gli investitori sono meno combattuti da atteggiamenti frenetici e ansiosi.

Stiamo proprio parlando di un miglior stato di salute fisico e mentale: ma per riuscire ad ottenerlo bisogna essere capaci di focalizzarsi nella zona degli investimenti, imparando ad operare nella zona del mercato, senza che questa diventi il centro nodale della nostra attività e condizioni il nostro modo di ragionare e il nostro umore.

Per esserne capaci bisogna aver maturato il giusto temperamento: è proprio per questo che siamo partiti dal concetto di filosofia di investimento, per introdurre le caratteristiche principali della mentalità ideale per investire con successo.

In definitiva emerge l’importanza dell’educazione finanziaria come strumento che permette di avere e migliorare passo dopo passo le conoscenze teorico-pratiche per:

  • non sentirsi troppo isolati come investitori orientati al business che agiscono nella zona del mercato;
  • essere consapevoli che, quando i movimenti dei prezzi accelerano per inseguire i risultati a breve termine, diventa cruciale affidarsi con fiducia alla filosofia di investimento, che porta a una mentalità in grado di pesare coerentemente le cose, rallentare razionalmente senza cadere nei pericoli della speculazione, e riuscire a vedere il quadro d’insieme.

Per citare Warren Buffet: «Se vi concentrate sul cambiamento prospettico del prezzo, a quello che il prossimo proprietario pagherà per ottenerlo, state speculando».

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