Investire a Lungo Termine: Come Fare e Consigli Utili

Giu 8, 2022

Perché vale la pena investire a lungo termine: i vantaggi

Vuoi investire a lungo termine? Questo articolo allora è rivolto proprio a te, che desideri sapere qualcosa in più sui mercati finanziari, sui metodi e sugli strumenti utilizzabili per investire, sulle logiche, dinamiche e sugli aspetti concettuali che rappresentano un prerequisito per cercare di prendere le decisioni migliori possibili.

È importante aver chiaro tutti questi aspetti perché quello della borsa è un mondo, lo diciamo fin da subito, in cui l’approccio psicologico ed emotivo conta almeno quanto la competenza in tema di strumenti finanziari e metodologie di investimento.

I diversi fattori che suggeriscono l’investimento su un orizzonte di lungo periodo

Dare una risposta sintetica all’interrogativo, a quel perché posto da un “piccolo/medio risparmiatore-investitore” non è banale, in quanto la ragione che porta a suggerire l’investimento a lungo termine deriva dall’intrecciarsi di molteplici motivi e fattori di tipo diverso.

Motivazioni di varia natura, quindi, che abbiamo pensato di raggruppare, per schematizzare un po’ di più il discorso e facilitarne la comprensione, perché dietro alcuni temi ci sono concetti piuttosto tecnici e altamente specialistici.

Eccoli allora questi diversi motivi, con la premessa che alcune riflessioni attengono in modo particolare al mondo dei titoli azionari.

L’aspetto chiave dell’orizzonte temporale, fra i concetti basilari di rischio e rendimento

In quello che chiameremo metodo standard (MS) per investire a lungo termine, rischio e rendimento sono le variabili fondamentali (inestricabilmente legate) per valutare la bontà di un investimento.

Molto in sintesi, l’idea di fondo è che l’unità di misura del rischio di un titolo sia rappresentata dalla volatilità dei suoi prezzi: da qui il monito per tutti gli investitori: fare attenzione alla misura della variazione percentuale del prezzo di uno strumento finanziario nel corso del tempo, come se fosse direttamente legata al concetto di perdita (e sappiamo quanto le persone siano avverse ad essa).

Ma c’è un’importante differenza concettuale fra perdita di quotazione (temporanea) di breve periodo e perdita permanente del capitale: ecco allora nascere un modo diverso di interpretare il rischio finanziario, andandolo a collegare al valore stimato dell’azienda che rappresenta.

Nel (forse) meno noto metodo di investimento business-driven (MIBD), il rischio dovrebbe essere legato alla possibilità concreta di subire un danno, che si sopporta se si sbaglia a giudicare i fattori primari che influenzano il valore fondamentale dell’azienda-titolo che si compra e si mantiene nel lungo periodo, e non all’andamento a breve del titolo sul mercato.

Possiamo prevedere l’andamento dei mercati?

Le analisi sulla prevedibilità dei mercati e delle connesse considerazioni di carattere operativo sono molto importanti rispetto al tema chiave dei vantaggi degli investimenti di lungo periodo.

L’affermazione seguente sintetizza gli studi sul tema: il rumore, ovvero l’alternarsi di notizie positive e negative, e il caos, cioè il frutto di un misto di incertezza e velocità nei cambiamenti, creano una barriera alla comprensione e prevedibilità, peraltro consentendo una finestra di visibilità potenziale a poche settimane, mentre man a mano che si allunga l’orizzonte temporale si possono solo fare ipotesi e analisi di scenario.

Considerato tutto questo, a un normale investitore, pur agendo nella zona del mercato di breve termine, non resta che focalizzarsi su valutazioni di lungo periodo (zona degli investimenti), concentrandosi sulle potenzialità e sugli utili attesi futuri, non avendo modo, per considerazioni di ordine pratico e per quanto detto sopra, di sfruttare le informazioni dalle dinamiche dei prezzi di breve per ricavarne segnali operativi e ricercare la tempistica ottimale, ovvero fare market timing.

Il mercato è un “sistema comunicativo”: ma da chi è veramente costituito?

Il nocciolo della questione è questo: capire il ruolo della comunicazione all’interno del mercato azionario.

Da un lato bisogna essere consapevoli che, nel lungo termine, gli utili che si prospettano rappresentano una guida e unità di misura adeguata a stimare il valore di un’azienda/titolo, dall’altro lato accettare che è necessario fare uno spostamento psicologico profondo: quello di riconoscere che, nel brevissimo/breve periodo, i prezzi delle azioni spesso rappresentano più rumore che segnale.

Su questo dominio temporale gli operatori contemporaneamente attivi sono molto diversi e differenti sono le strategie/tattiche di attori come:

  • traders professionisti,
  • gestori di patrimoni,
  • hedge-fund,
  • investitori istituzionali,
  • grandi aziende,
  • ecc.

Per fare un esempio per capire il tipo di strategie (anche speculative) messe in atto si può parlare di high frequency trading (HFT), gestione di portafogli e attività di copertura, solo per citarne alcune.

L’andamento dei prezzi è una sintesi di tutte queste mentalità operative, che vede il mercato come sistema comunicativo delle decisioni di investimento.

Complessivamente tali strategie, avendo poca relazione con il concetto di valore di lungo periodo, esercitano una forte pressione sui movimenti delle quotazioni di mercato, oscurano nel breve i fondamentali e inducono molti piccoli investitori a modificare le percezioni/aspettative portandoli a reazioni di tipo emotivo, anche perché condizionati dal comportamento della massa, il noto effetto contagio.

Il modo più pratico per non prendere decisioni sbagliate, come conseguenza degli stati di euforia/panico che caratterizzano certe fasi del mercato, è quello di elevarsi sopra questa sorta di rumore comunicativo adottando i principi del MIBD, ovvero adottando un focus sugli utili futuri e sulle prospettive di crescita delle aziende selezionate.

Emotività e altri errori comportamentali: come se ne esce?

Nel MS le decisioni di investimento tendono ad essere molto più influenzate dal modo in cui una persona affronta le emozioni connesse alla volatilità dei prezzi: è un approccio maggiormente speculativo e di breve termine, mentre nel MIBD il principio guida basilare dice di focalizzarsi sul rendimento economico delle aziende-titoli che si possiedono, facendo tesoro della crescita composta a lungo termine.

Questa citazione tratta da The theory of Investment Value di J.B. Williams può far riflettere:

Per guadagnare con la speculazione, uno speculatore deve saper prevedere le variazioni di prezzo. Poiché tali variazioni coincidono con le variazioni di opinione marginale, egli deve in ultima analisi saper prevedere i cambiamenti di opinione.

Dunque è meglio investire a breve o a lungo termine?

In sostanza, volendo trarre delle conclusioni sul perché ampliare l’orizzonte temporale d’investimento, si potrebbe dire che l’investimento a lungo termine porta i seguenti vantaggi:

  • consente di focalizzarsi sui fondamentali dell’azienda, fiduciosi che alla fine emergeranno e permetteranno di superare le crisi temporanee e la volatilità delle quotazioni tipiche del breve periodo;
  • diventa l’unica alternativa realisticamente possibile, visto che le fluttuazioni di breve sono impossibili da sfruttare operativamente da parte di chi non ha le competenze e i mezzi adeguati;
  • permette di evitare una serie di errori comportamentali, che sono accentuati dalle reazioni emotive (di euforia o panico) di fronte alle talvolta violente e consistenti fluttuazioni dei prezzi, inoltre per mancanza di metodo e disciplina contribuiscono a peggiorare la situazione per chi non è esperto di finanza;
  • suggerisce di considerare le oscillazioni psicologico-emotive di breve delle quotazioni come fonte di opportunità per prendere decisioni di investimento sull’orizzonte nel quale tenderanno ad emergere le dimensioni fondamentali, con possibilità di trarre un importante beneficio in caso di accurata selezione di aziende-titoli diversificati e di valore.

A chi conviene investire a lungo termine?

Arrivati a questo punto si cercherà di dare una possibile risposta a due quesiti: A chi conviene investire a lungo termine? Come fare per iniziare dal punto di vista pratico?

A chi conviene investire a lungo termine?

Partendo dal concetto che investire a lungo termine è la strada più sicura per proteggere il proprio capitale, si può ritenere che questo tipo di scelta e di ragionamento logico sia adatto a tutti:

  • Al piccolo investitore, che non ha il tempo, le risorse e gli strumenti per dedicarsi al trading intraday o di breve periodo.

Al medio-grande investitore, che avendo maggiori disponibilità da impiegare può suddividerle in differenti portafogli da gestire con approcci diversi; certamente uno sarà destinato agli investimenti su un orizzonte ampio (oltre 5-10 anni), diversificando su un contenuto numero di imprese con potenzialità sostenibili da parte del management dal punto di vista del fatturato, dei flussi di cassa e degli utili prospettici.

Come fare per iniziare a investire nel lungo periodo?

Bisogna partire da un piano di investimenti coerente con le proprie peculiarità in tema di disponibilità finanziarie e predisposizione ad accettare le fluttuazioni delle quotazioni di mercato.

L’importanza di coniugare aspetti teorici e pratici per investire a lungo termine

Alcuni concetti appena introdotti verranno ripresi e approfonditi in un secondo momento: chi cerca di pianificare e organizzare il giusto approccio agli investimenti di lungo termine diventerà consapevole che è importante prendere confidenza con una serie di elementi, qualcuno più di tipo teorico, qualcun altro di natura più pratica.

Per adesso è importante sottolineare che si tratta di un’attività che non si improvvisa, e che richiede una mentalità che deve combinare analisi, sintesi e decisione-azione.

Spesso si sente dire che l’attività di investimento può essere intesa come una specie di arte in cui si deve essere a proprio agio, essere pazienti e non lasciarsi distrarre.

Come quando si osserva e apprezza un quadro, anche un’azienda è troppo complessa per comprenderla interamente al primo sguardo: nessuno può capire un’impresa semplicemente sommando alcune grandezze contabili, alcune voci di corridoio e opinioni vaghe.

Il buon senso dice che alcune persone possono battere il mercato e lo fanno. Non è tutto casuale. Molti accademici concordano, ma il metodo per battere il mercato, dicono, non è esercitare la chiaroveggenza, ma piuttosto assumersi maggiori rischi.

Il rischio, e solo il rischio, determina il grado in cui i rendimenti saranno al di sopra o al di sotto della media.

B.G.Malkiel

Ogni battaglia è vinta prima di essere combattuta

Sun Tzu, L’Arte della Guerra

Cosa sapere prima di effettuare investimenti a lungo termine

Cosa sapere prima di effettuare investimenti a lungo termine è un tema complesso, tuttavia un messaggio molto chiaro può contribuire a dare un primo suggerimento in termini di corretto atteggiamento da parte di chi intende dedicare tempo e risorse a questa attività.

Un concetto basilare arriva dal noto imprenditore ed economista Buffett, riconosciuto come il più grande investitore di valore di sempre.

I rischi derivano dal non sapere che cosa stai facendo.

Warren Buffett

Informazioni basilari da conoscere fin da subito per investire a lungo termine

Ci sono alcuni aspetti ed elementi da conoscere prima di prendere qualsiasi decisione d’investimento a lungo termine.

  1. Necessità di ottenere informazioni dettagliate, in particolare tramite il prospetto informativo o il documento contenente le informazioni chiave degli OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio), cui i risparmiatori-investitori ricorrono: si tratta del KIID (Key Investor Information Document), disponibile presso i soggetti autorizzati al collocamento.

    Nota: Con l’acronimo OICR si intendono “gli organismi di investimento collettivo del risparmio con forma giuridica variabile, che investono in strumenti finanziari o altre attività le somme raccolte tra il pubblico risparmio; operano secondo il principio della ripartizione dei rischi”.
  2. Le performance passate e qualsiasi affermazione che si rifaccia a questo non sono indicative dei risultati futuri. Il valore degli investimenti sale e scende: un investitore può anche non riottenere la somma investita.

Ogni strumento di investimento si caratterizza per una determinata volatilità, che può essere anche elevata a causa della composizione o delle tecniche di gestione del portafoglio.

In cosa è possibile investire

Le classi di asset

L’investimento a lungo termine può avere come oggetto diverse classi di asset, che sono entità materiali (asset tangibile) o immateriale (asset intangibile), a seconda che possano essere convertiti o meno in un valore monetario.

Le principali classi di asset per gli investimenti sono i seguenti:

  • contanti, liquidità;
  • oro;
  • obbligazioni;
  • azioni;
  • materie prime;
  • immobili;
  • valute.

Il punto chiave è che non esiste una classe di asset buona o cattiva, piuttosto sono gli obiettivi dell’investitore (e non i mercati) che dovrebbero fare da guida per l’esposizione ad ognuna di esse nel portafoglio personale, poi conta il rispetto della propria strategia, la disciplina e la capacità di resistere ai comportamenti di tipo emotivo.

Azioni e obbligazioni sono le due classi più utilizzate e a breve approfondiremo cosa sono e quali sono le differenze, inoltre approfondiremo anche gli altri principali tipi di investimenti a lungo termine.

Differenza tra azioni e obbligazioni

La principale differenza tra azioni e obbligazioni sta nel tipo di rapporto fra le parti coinvolte, e nella natura del rendimento che si spera di ottenere:

  • Chi acquista un’obbligazione non fa altro comprare una parte del debito di un’impresa (un’azienda privata o pubblica, come lo Stato). Visto che con un titolo obbligazionario si sta prestando denaro a una società, se ne diventa creditori e lo si fa in cambio di un tasso di interesse periodico (in attesa del rimborso del capitale alla scadenza).
  • Chi acquista un’azione diventa un socio-azionista della società emittente. L’acquirente, in pratica, ottiene la partecipazione nell’attività di un’impresa in cambio di un dividendo (non sicuro), e nella prospettiva di un apprezzamento del valore e della quotazione del titolo azionario.

Le azioni sono più volatili delle obbligazioni e, quindi, si sostiene che hanno un implicito premio per il rischio: talvolta nel breve termine si muovono in maniera “quasi imprevedibile”, ma globalmente nel lungo periodo tendono a salire (e questa tendenza persiste da tempo, disturbata solo da temporanei movimenti correttivi).

Nel grafico qui sotto si può osservare l’andamento dell’Indice Dow Jones della Borsa americana dal 1971 ad oggi.

Cosa sono i fondi di investimento e come funzionano

Il Testo unico della finanza propone questa definizione.

Il fondo comune di investimento è un istituto di intermediazione finanziaria definito come “organismo di investimento collettivo del risparmio costituito in forma di patrimonio autonomo, suddiviso in quote, istituito e gestito da un gestore”.

In pratica, un fondo comune è uno strumento per raccogliere i risparmi di tanti investitori in un unico patrimonio che i gestori professionali impiegano in diverse forme di investimento.

Il risparmiatore che decide di investire in un fondo ne acquista un numero di quote in funzione della somma di denaro destinata e del valore della quota nel giorno dell’operazione: l’obiettivo è che il valore delle quote aumenti, grazie al buon andamento dei mercati sottostanti.

A parte i mercati specifici su cui i fondi si possono focalizzare, la principale diversità riguarda la tipologia di gestione che ha costi differenti.

  • Gestione attiva: si caratterizza per una ampia e frequente movimentazione (trading) dei vari asset, con lo scopo di sovraperformare il suo indice benchmark.
  • Gestione passiva: in questo caso l’obiettivo è la semplice replica dell’andamento di un indice che rappresenta il mercato di riferimento.

Differenza tra fondi azionari e obbligazionari

I fondi azionari sono strumenti finanziari che raccolgono le risorse dei risparmiatori clienti e le investono prevalentemente nei mercati azionari, con tutte le alternative possibili in termini area geografica e valutaria, tipologia di settore, grado di capitalizzazione delle singole aziende, solo per citarne alcune.

I fondi obbligazionari investono la maggior parte del proprio patrimonio in titoli obbligazionari.

Quando il gestore ha la possibilità di diversificare gli investimenti fra azioni e obbligazioni si parla di fondo bilanciato.

Cosa vuol dire investire in oro o valute?

Investire in oro

Chi decide di investire in oro in genere lo fa perché lo ritiene un mezzo per diversificare il suo portafoglio, soprattutto quando se ne percepisce un’elevata sensibilità in relazione ai movimenti dei mercati.

In realtà l’oro può rappresentare una buona scelta come rifugio di breve periodo, perché in occasione di crisi di sistema le sue quotazioni tendono a salire: la questione è che, molto spesso, si tratta solamente di apprezzamenti transitori, ossia fiammate non durature e, come tali, ci dicono che l’oro non può essere pensato come un investimento di lunga durata.

Basta solamente ricordare che il valore reale dell’oro nel 2020 si collocava su livelli inferiori a quelli registrati negli anni ottanta.

Investire nel mercato valutario (FOREX)

Per certe sue caratteristiche e la sua natura speculativa il mercato dei cambi mondiale (Forex) viene definito trading market più che mercato per investitori, ed è diventato facilmente accessibile al grande pubblico attraverso le piattaforme di trading online

Si tratta di un mercato formato da operatori altamente eterogenei, quindi liquido, e dove i tassi di cambio variano rapidamente durante la giornata, anche nell’arco di poche ore/minuti. 

In sintesi essendo altamente speculativo non è adatto a tutti: lo si può ritenere riservato a persone dotate di una certa competenza finanziaria, potendo operare 24 ore su 24 tramite le piattaforme di broker specializzati, in genere usando la leva finanziaria.

Il rapporto tra rischio e rendimento

Le due grandi categorie di operatori

Nel mercato operano due grandi categorie di investitori-speculatori, e l’obiettivo comune è quello di predire meglio degli altri quale direzione prenderanno i mercati.

  • Ci sono i seguaci dell’analisi fondamentale, che seguono la “teoria delle solida fondamenta”: sostengono che ogni forma di investimento, che si tratti di un titolo azionario o una proprietà immobiliare, è legato a quello che viene definito valore intrinseco ed è stimabile attraverso un’attenta analisi delle condizioni del presente e delle prospettive future. Questo tipo di investitori dà la priorità alla selezione dei titoli.
  • Ci sono i seguaci dell’analisi tecnica, che seguono la cosiddetta teoria dei castelli in aria: sono focalizzati sugli aspetti legati alla psicologia del mercato e, in particolare, citando le esatte parole di Keynes: «La maggior parte delle persone si preoccupa prevalentemente non di fare azzardate previsioni di lungo periodo sul probabile rendimento di un investimento per la sua durata, ma di prevedere cambiamenti basati su valutazioni convenzionali prima degli altri e sul breve periodo». Questo tipo di investitore dà la priorità all’azione tempestiva e veloce.

Gli analisti tecnici ricorrono allo studio dei grafici delle quotazioni e di opportuni indicatori calcolati rielaborando i prezzi (apertura, massimo, minimo, chiusura) della specifica base temporale (settimanale, giornaliera, oraria, ecc.), su cui si costruisce la serie storica.

Per esempio, nel grafico qui presentato si può osservare l’andamento del Nasdaq su base giornaliera, e quello che potremmo definire “zoom” di un intervallo ristretto.

I movimenti dei prezzi si presentano secondo configurazioni di tipo diverso, potendole classificare e distinguere fra “ondate-conformazioni direzionali e impulsive” e “modelli di correzione-consolidamento più irregolari nella forma e nell’evoluzione grafica”.

Cosa sono i fondi di investimento e come funzionano

Il Testo unico della finanza propone questa definizione.

Il fondo comune di investimento è un istituto di intermediazione finanziaria definito come “organismo di investimento collettivo del risparmio costituito in forma di patrimonio autonomo, suddiviso in quote, istituito e gestito da un gestore”.

In pratica, un fondo comune è uno strumento per raccogliere i risparmi di tanti investitori in un unico patrimonio che i gestori professionali impiegano in diverse forme di investimento.

Il risparmiatore che decide di investire in un fondo ne acquista un numero di quote in funzione della somma di denaro destinata e del valore della quota nel giorno dell’operazione: l’obiettivo è che il valore delle quote aumenti, grazie al buon andamento dei mercati sottostanti.

A parte i mercati specifici su cui i fondi si possono focalizzare, la principale diversità riguarda la tipologia di gestione che ha costi differenti.

  • Gestione attiva: si caratterizza per una ampia e frequente movimentazione (trading) dei vari asset, con lo scopo di sovraperformare il suo indice benchmark.
  • Gestione passiva: in questo caso l’obiettivo è la semplice replica dell’andamento di un indice che rappresenta il mercato di riferimento.

Differenza tra fondi azionari e obbligazionari

I fondi azionari sono strumenti finanziari che raccolgono le risorse dei risparmiatori clienti e le investono prevalentemente nei mercati azionari, con tutte le alternative possibili in termini area geografica e valutaria, tipologia di settore, grado di capitalizzazione delle singole aziende, solo per citarne alcune.

I fondi obbligazionari investono la maggior parte del proprio patrimonio in titoli obbligazionari.

Quando il gestore ha la possibilità di diversificare gli investimenti fra azioni e obbligazioni si parla di fondo bilanciato.

Cosa vuol dire investire in oro o valute?

Investire in oro

Chi decide di investire in oro in genere lo fa perché lo ritiene un mezzo per diversificare il suo portafoglio, soprattutto quando se ne percepisce un’elevata sensibilità in relazione ai movimenti dei mercati.

In realtà l’oro può rappresentare una buona scelta come rifugio di breve periodo, perché in occasione di crisi di sistema le sue quotazioni tendono a salire: la questione è che, molto spesso, si tratta solamente di apprezzamenti transitori, ossia fiammate non durature e, come tali, ci dicono che l’oro non può essere pensato come un investimento di lunga durata.

Basta solamente ricordare che il valore reale dell’oro nel 2020 si collocava su livelli inferiori a quelli registrati negli anni ottanta.

Investire nel mercato valutario (FOREX)

Per certe sue caratteristiche e la sua natura speculativa il mercato dei cambi mondiale (Forex) viene definito trading market più che mercato per investitori, ed è diventato facilmente accessibile al grande pubblico attraverso le piattaforme di trading online

Si tratta di un mercato formato da operatori altamente eterogenei, quindi liquido, e dove i tassi di cambio variano rapidamente durante la giornata, anche nell’arco di poche ore/minuti. 

In sintesi essendo altamente speculativo non è adatto a tutti: lo si può ritenere riservato a persone dotate di una certa competenza finanziaria, potendo operare 24 ore su 24 tramite le piattaforme di broker specializzati, in genere usando la leva finanziaria.

Il rapporto tra rischio e rendimento

Le due grandi categorie di operatori

Nel mercato operano due grandi categorie di investitori-speculatori, e l’obiettivo comune è quello di predire meglio degli altri quale direzione prenderanno i mercati.

  • Ci sono i seguaci dell’analisi fondamentale, che seguono la “teoria delle solida fondamenta”: sostengono che ogni forma di investimento, che si tratti di un titolo azionario o una proprietà immobiliare, è legato a quello che viene definito valore intrinseco ed è stimabile attraverso un’attenta analisi delle condizioni del presente e delle prospettive future. Questo tipo di investitori dà la priorità alla selezione dei titoli.
  • Ci sono i seguaci dell’analisi tecnica, che seguono la cosiddetta teoria dei castelli in aria: sono focalizzati sugli aspetti legati alla psicologia del mercato e, in particolare, citando le esatte parole di Keynes: «La maggior parte delle persone si preoccupa prevalentemente non di fare azzardate previsioni di lungo periodo sul probabile rendimento di un investimento per la sua durata, ma di prevedere cambiamenti basati su valutazioni convenzionali prima degli altri e sul breve periodo». Questo tipo di investitore dà la priorità all’azione tempestiva e veloce.

Gli analisti tecnici ricorrono allo studio dei grafici delle quotazioni e di opportuni indicatori calcolati rielaborando i prezzi (apertura, massimo, minimo, chiusura) della specifica base temporale (settimanale, giornaliera, oraria, ecc.), su cui si costruisce la serie storica.

Per esempio, nel grafico qui presentato si può osservare l’andamento del Nasdaq su base giornaliera, e quello che potremmo definire “zoom” di un intervallo ristretto.

I movimenti dei prezzi si presentano secondo configurazioni di tipo diverso, potendole classificare e distinguere fra “ondate-conformazioni direzionali e impulsive” e “modelli di correzione-consolidamento più irregolari nella forma e nell’evoluzione grafica”.

L’argomento è stato oggetto di grandi dibattiti: indipendentemente dai motivi principali alla base delle decisioni di acquisto/vendita, la sostanza è che a rischi superiori debbano corrispondere rendimenti superiori, e ciò è documentato da studi di lungo periodo.

In sostanza maggiori rendimenti sono associati a rischi più elevati, come, nel concreto, quelli che caratterizzano i titoli azionari (includendo dividendi e guadagni sul capitale), rispetto alle obbligazioni a lungo termine o ai buoni del tesoro.

Il rapporto tra investimenti, decisioni e rischio

Lo scopo dell’investitore che costruisce un proprio portafoglio di investimenti è quello di ridurre il rischio.

Ma è possibile eliminarlo del tutto?

La risposta corretta è la seguente: il rischio non può essere eliminato totalmente, è possibile solamente contenerlo attraverso la diversificazione.

Molto in sintesi, la teoria conosciuta come CAPM (Capital Asset Pricing Model) dice che il rischio totale di un portafoglio ha due componenti, ma solo una, chiamata rischio specifico, può essere eliminata tramite la diversificazione.

L’altra componente è chiamata rischio sistematico: questa non può essere eliminata con la diversificazione, quindi anche i portafogli diversificati sono rischiosi.

Una riflessione conclusiva sul tema del rischio

Per quanto scritto sopra, non esiste una misura perfetta del rischio.

Grazie ai miglioramenti delle tecniche di analisi e alle continue verifiche empiriche, ci si può ragionevolmente aspettare che gli strumenti di misurazione saranno sempre più sofisticati.

Il suggerimento è quello di approcciarsi al mondo degli investimenti avendo ben chiaro il concetto che, a quanto pare, solo rischi più elevati consentono rendimenti maggiori sul lungo periodo.

Ma questo non vuol dire prendersi rischi a caso o giocare d’azzardo, significa, invece, conoscere non solo le teorie tradizionali, ma anche quelle più moderne, per esempio quando si va ad approfondire la finanza comportamentale.

Con i suoi concetti innovativi, può essere intesa quale sistema di interpretazione dei mercati finanziari tramite modelli fondati sui principi di psicologia legati al comportamento individuale e sociale degli investitori: si tratta di un sistema che si basa su ipotesi più realistiche rispetto a quanto proposto dalle teorie e metodologie classiche.

Come fare per effettuare investimenti a lungo termine: 5 consigli utili

1. Informati su quali sono i migliori investimenti a lungo termine e cosa evitare

Il modo su cui basare le proprie decisioni di investimento a lungo termine dipende, in linea teorica e in prima battuta, dalla competenza del risparmiatore e dal tempo da dedicare a questa attività.

Con buone competenze e tempo da dedicare a questa attività, l’investitore ha la possibilità di procedere ad un’adeguata selezione dei singoli titoli/fondi da inserire nel proprio portafoglio.

Posto questo, il piccolo risparmiatore difficilmente è in grado di disporre delle informazioni rilevanti per selezionare i titoli in modo da costruire un portafoglio opportunamente diversificato e coerente rispetto alle proprie disponibilità, ai propri obiettivi e alle proprie caratteristiche in tema di tolleranza al rischio.

Non esiste l’investimento migliore in senso assoluto, ma l’investimento adatto e funzionale agli obiettivi, esigenze e doti finanziarie, anche in termini di capacità di sopportare gli alti e bassi dei mercati.

L’analisi dei fondamentali di un’azienda e la stima delle sue prospettive di business è un’attività difficile per gli stessi analisti, che professionalmente si occupano di questo presso banche d’investimento o società specializzate. 

Anche in virtù di quanto scritto, la possibilità di avere il supporto di un consulente preparato e capace di comprendere le potenzialità, i vincoli e le effettive esigenze del risparmiatore va certamente tenuta in considerazione.

Ecco, in sintesi, cosa è meglio fare e cosa si dovrebbe evitare, suggerimenti ancora più importanti per riuscire a mantenere la lucidità in contesti incerti, volatili e turbolenti come quello attuale.

  • Definire una strategia e rispettarla con disciplina.
  • Costruire un portafoglio: diversificazione e ribilanciamento.
  • Decisioni di investimento: fondi attivi o passivi, PIC o PAC?
  • Approccio operativo e alcuni errori comportamentali: fraintendere le prestazioni, le informazioni finanziarie e le dinamiche di mercato, market timing e trading attivo.
  • L’errore cruciale: evitare di lasciarso condizionare dall’emotività.

2. Prima di investire definisci qual è la giusta cifra

Mentalità e pianificazione finanziaria
Il primo passo prima di prendere le decisioni operative di investimento è duplice:

predisporre il proprio piano strategico personalizzato;
continuare a rafforzare una mentalità finanziaria capace di non farsi influenzare dagli aspetti emotivi (e da svariati fattori condizionanti di tipo psicologico e sociale).
In questa maniera il risparmiatore viene aiutato a compiere scelte più corrette, più stabili e appunto meno esposte all’emotività e ai conseguenti danni economici. Molto in sintesi, entrare nel mercato e su titoli in maniera non ben ponderata, uscire-disinvestire nei momenti meno opportuni e in modo ben poco razionale.

Il suggerimento è quello di ricorrere alla cosiddetta pianificazione per obiettivi, la quale cerca di motivare, preparare e guidare verso investimenti incentrati su obiettivi reali pensati e definiti in termini di priorità, destinando le somme in maniera coerente rispetto a quanto programmato.

Questo metodo aiuta cliente e consulente a capire le esigenze realistiche principali e a mettere nero su bianco ciò che si vuole e risulta più importante, in base ai diversi livelli di aspirazione nel futuro prossimo (esempio, l’educazione dei figli, la seconda casa, ecc.) e in quello più lontano (la pensione).

Metodi di investimento legati alle somme da investire

In sostanza gli approcci metodologici non si escludono a vicenda, potendo essere trattati come metodi per le decisioni di investimento alternativi-complementari.

La scelta non è solo una questione quantitativa, visto che investire in un’unica soluzione (PIC) e/o in maniera frazionata (PAC) dipende anche da altre considerazioni.

Rispetto all’investimento tutto e subito, i PAC sembrano adatti a risparmiatori generici, anche poco dotati dal punto di vista delle disponibilità finanziarie.

Ecco alcune caratteristiche dei PAC e di questo metodo di investimento frazionato:

  • durate fra 2 e 10 anni: in genere i PAC sono flessibili da vari punti di vista (come durata, nei versamenti ed anche nella possibilità di modificare abbastanza velocemente la strategia);
  • vantaggio della diversificazione e dell’accessibilità: è possibile fare versamenti periodici con frequenza diversa, di importo non predeterminato; ovvero, teoricamente qualsiasi risparmiatore con il proprio consulente di fiducia può formulare una pianificazione finanziaria anche con piccoli accantonamenti periodici su diversi mercati;
  • vantaggio del timing, qui inteso in relazione al fatto che si distribuiscono gli ingressi in varie fasi (mediando il prezzo di carico), con dei benefici anche dal punto di vista psicologico (investire tutto in una volta può implicare, per certe personalità, successivi ripensamenti e atteggiamenti di rammarico);
  • va puntualizzato che la possibilità di entrare in una fase di mercato ribassista non significa che si sta facendo market timing e che questo sia diventato il proprio criterio strategico guida, si ribadisce che la logica di fondo è quella di puntare su trend duraturi di mercato, e i ribassi sono solo delle opportunità di breve-medio termine che si verificano all’interno dell’ampio orizzonte temporale in cui si agisce;
  • è importante che ci sia la possibilità di liquidare le quote prima della scadenza pattuita, senza penali.

3. Tieni sempre conto dell’impatto delle commissioni

Questo tema è, nel concreto, direttamente collegato al tipologia di fondi che si va ad inserire nel proprio portafoglio (i fondi a gestione attiva sono più costosi e penalizzanti rispetto ai fondi passivi come gli ETF, a meno che non creino veramente molto valore) e alla numerosità delle transazioni in caso di negoziazioni più frequenti di singoli titoli.

Troppe operazioni non portano benefici, anzi c’è un aumento dei costi per le commissioni: studi statistici confermano che i portafogli di risparmiatori che operano con maggior frequenza presentano performance inferiori rispetto a portafogli passivi, inoltre ci sono degli impatti a livello fiscale.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto in Italia:

  • c’è un prelievo secco sui guadagni, indipendentemente dal reddito annuale dell’investitore, a meno che non ci siano perdite precedenti con cui compensare gli utili;
  • similmente a chi opera negli Stati Uniti, l’investitore cassettista dilaziona il pagamento delle tasse sui guadagni.

4. Cerca di diversificare

Abbiamo già evidenziato l’importanza della diversificazione: si intende la necessità di adottare un approccio globale e internazionale. L’investitore intelligente che inserisce nel suo portafoglio investimenti di settori e aree differenti ne trae beneficio in termini di riduzione del rischio complessivo.

Volendo schematizzare, il processo di diversificazione è formato da una serie di passi:

  • anzitutto bisogna definire le proprie esigenze di vita (assegnando loro un livello di priorità) e collocarle in un orizzonte temporale;
  • successivamente bisogna suddividere gli investimenti (secondo l’orizzonte temporale), in maniera coerente rispetto agli obiettivi prefissati: breve periodo (meno di 3 anni), medio (fra 3 e 10 anni) e lungo (oltre i 10 anni);
  • a questo punto ci si può concentrare sul tema dell’asset allocation: un certo numero di titoli permette di frazionare il rischio totale, quasi azzerando il rischio del singolo emittente e contenendolo alla parte di volatilità e rischio sistematico del mercato;
  • infine si prendono in considerazione i molteplici parametri che permettono di diversificare, ovvero l’aspetto geografico, valutario e quello legato alla potenzialità di crescita di certi settori-comparti.

5. Valuta con attenzione il momento in cui iniziare a investire

Considerato l’aumento della vita media e le conseguenti maggiori risorse necessarie per ogni individuo, e l’aspettativa di mantenere inalterato il proprio potere d’acquisto anche oltre l’età matura, è diventato realmente fondamentale che tutti sappiano dare la giusta rilevanza all’argomento.

La teoria del ciclo di vita può aiutare a proporre una omogeneità comportamentale in relazione allo stadio di vita di ciascuna persona: molto in sintesi, questo modello sostiene che esista un legame fra età dell’individuo e scelte di consumo, di risparmio, di investimento.

Questa teoria identifica tre stadi nella vita di ogni persona: infanzia, maturità e vecchiaia.

Essa ha un importante limite nell’ipotesi di grande razionalità delle persone e nella perfetta conoscenza delle entrate e uscite in base alle quali pianificare esigenze e obiettivi futuri, quando invece la realtà incerta è molto diversa.

Nonostante questo, può essere considerata un semplice punto di partenza per fare dei ragionamenti su tematiche così importanti per il benessere individuale e familiare.

Due ultime citazioni, per riflettere e trarre le migliori motivazioni.

Devi sapere che cosa possiedi e perché lo possiedi

Peter Lynch

 

Il singolo investitore dovrebbe agire coerentemente come un investitore e non come uno speculatore

Benjamin Graham

Raccontaci

La tua banca ti ha proposto degli investimenti?